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mercoledì 17 luglio 2013

Le infinite liste d’attesa per curarsi e i costi delle cure private

(Adnkronos Salute) - Liste d'attesa, incubo per i pazienti italiani: oltre 1 anno per una mammografia, 9 mesi - come una gravidanza - per un ecodoppler o una colonscopia. E ancora: 1 anno per una visita urologica, 10 mesi per quella pneumologica. Questi i tempi medi delle liste di attesa in sanità emersi dal Rapporto Pit Salute 2013 del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, presentato oggi a Roma al ministero della Salute. Insomma, tempi 'biblici' per accedere ai servizi del Ssn. Sempre più dilatati. Se si confrontano gli ultimi dati (2012) delle attese con quelli dell'anno precedente notiamo infatti che, ad esempio, per una mammografia nel 2011 si attendavano, mediamente, 11 mesi; per un ecodoppler 6 mesi; per una visita urologica 11 mesi.

Le lunghe liste d'attesa sono la prima voce tra le difficoltà riscontrate dai cittadini nell'accesso ai servizi sanitari: ben il 74,3% del totale. Il 37,2% riguarda le attese per gli esami diagnostici, mentre il 29,8% fa riferimento alle visite specialistiche. Un'altra parte rilevante delle segnalazioni (28,1%) si concentra attorno alle richieste di ricovero per intervento chirurgico, mentre quasi il 5% rappresenta gli accessi per terapie oncologiche, quali chemioterapia e radioterapia.

Nell'ambito degli esami diagnostici, mediamente, si attende di più per le prestazioni di radiologia, come dimostra il 24% delle segnalazioni del 2012 (15,4% nel 2011). Si tratta di un dato in aumento, che sottolinea l'annosità del problema. Seguono due ambiti molto delicati, l'oncologia con il 17,5% (20,4% nel 2011) e ginecologia-ostetricia con il 13,6% (nel 2011 14,3%). Per la specialistica è invece l'oculistica ad essere segnalata come maggiormente a rischio e rappresenta da sola circa un quarto delle segnalazioni (25,6%, mentre era 18,5% nel 2011). Le visite cardiologiche, con un dato anch'esso pari al 25% del totale (il valore era dell'11,5% nel 2011), sono un altro ambito di disagio, assieme a quelle ortopediche (dato 2012: 15,1%; dato 2011: 17%). Colpisce il dover annoverare ancora l'area oncologica tra gli oggetti di segnalazione: un dato del 9% (coerente per il 2012 e il 2011) non è ancora garanzia della tempestività che è necessaria per un ambito così delicato.

Tra le altre segnalazioni: il maggiore ricorso all'intramoenia a causa proprio dei tempi eccessivi nel pubblico (15,4%) e l'insostenibilità dei costi dei ticket(10,3%).

Circa il 12% delle segnalazioni giunte al Pit Salute, nel corso del 2012, riguarda infatti i costi a carico dei cittadini per accedere ad alcune prestazioni sanitarie. "La situazione economica - spiega Cittadinanzattiva - ha assunto nel nostro Paese una gravità particolare a causa della mancata individuazione di misure di rilancio e di spinte all'innovazione e alla crescita. Se ieri il cittadino si rassegnava alla necessità di pagare per sopperire a un servizio carente, sospeso o intempestivo, oggi vi rinuncia".

L'accesso ai farmaci appare l'ambito maggiormente gravoso in termini economici ed è stato segnalato dai cittadini nel 25,7% dei casi. Per quanto riguarda i farmaci in fascia A i cittadini sono costretti a pagare una differenza di prezzo maggiore tra il generico e il griffato. I pazienti, in particolare quelli affetti da patologia cronica e rara, devono pagare di tasca propria farmaci in fascia C, arrivando a spendere in media all'anno 1.127 euro, o parafarmaci (1.297 euro), nonostante siano per loro indispensabili e insostituibili, e ne debbano fare uso per tutta la vita. I costi per le prestazioni in intramoenia (24,4%) appaiono allo stesso modo eccessivi per i cittadini, costretti tuttavia a sostenerli per poter rispondere tempestivamente ai bisogni di cura che il servizio pubblico non è in grado di soddisfare.

E con la crisi gli italiani sono costretti a chiedere prestiti anche per curarsi. La richiesta media si aggira intorno ai 6.600 euro e, a farlo, sono soprattutto le donne (42%). A quantificare il fenomeno è un’analisi congiunta di Facile.it e Prestiti.it che hanno preso in esame oltre 60.000 domande di prestito personale presentate in Italia fra il 1 gennaio ed il 30 giugno 2013. Si va dai trattamenti di bellezza alle operazioni di chirurgia estetica, dagli impianti di ortodonzia per sé o per i figli alla gestione di terapie di lunga durata.

L'età media al momento della richiesta è di 44 anni, mentre per quanto riguarda la professione svolta da chi chiede un finanziamento per pagare le spese sanitarie si rileva come una domanda su due (il 53% del totale) arrivi da un dipendente privato, il 12% da un lavoratore autonomo mentre oltre il 10% da un pensionato. L’incidenza maggiore sul totale dei prestiti richiesti si registra in Toscana (1,36%) e in Abruzzo (1,33%), le cifre più alte in Piemonte (9.400 euro), Liguria (8.800 euro) e Lazio (7.800 euro).

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