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mercoledì 10 aprile 2013

Emergenza amianto: 800-1.000 morti l'anno entro il 2025

(Adnkronos Salute) - Di amianto si continua a morire in Italia, e il picco di casi per il principale tumore causato dall'esposizione alla fibra killer, il mesotelioma maligno pleurico, è atteso entro il 2020 o 2025. I dati dell'emergenza sono ricordati nel testo del Piano nazionale amianto presentato oggi a Casale Monferrato, teatro del caso Eternit. Secondo le stime il picco sarà di 800-1.000 morti l'anno tra gli uomini (tra il 2010 e il 2020 o il 2012 e il 2025), mentre mancano o sono imprecise le stime per le donne, per gli altri organi colpiti dal mesotelioma e per le altre malattie collegate all'amianto.

Dopo la fase 'nera' del boom di casi, seguirà un declino relativamente rapido, legato al fatto che a partire dal 1992 l'impiego dell'amianto è stato bandito nei nuovi manufatti. L'Italia, del resto, è stata fino alla fine degli anni '80 il secondo maggiore produttore europeo di amianto dopo l'ex Unione Sovietica nonché uno dei maggiori utilizzatori. Nel Belpaese sono anche presenti e hanno causato esposizione umana fibre asbesto simili, come la fluoro-edenite, una fibra di origine naturale presente nell'area etnea e capace di indurre anch'essa il mesotelioma, e la balangeroite, individuata in talune rocce presenti nella miniera di Balangero (Torino).

E' in questo quadro che si inserisce il piano nazionale che elenca una serie di obiettivi (e azioni per concretizzarli), suddivisi in tre aree: tutela della salute, tutela dell'ambiente, aspetti di sicurezza del lavoro e previdenziali. Obiettivi urgenti, spiegano gli autori del piano, ricordando che ad oggi "sono stati mappati circa 34 mila siti interessati dalla presenza di amianto in 19 regioni, mentre Calabria e Sicilia non hanno trasmesso alcun dato". I siti con rischio più elevato sono 380 (priorità 1), ma con il procedere della mappatura potrebbero in proiezione superare quota 500, spiegano gli esperti sottolineando la necessità di "completare la mappatura dell'amianto sul territorio nazionale". Finora è stata garantita una prima copertura finanziaria, per diverse decine di milioni di euro, agli interventi per le situazioni di inquinamento più pericolose e acute, da Broni (caso Fibronit) nel Pavese a Casale Monferrato (Eternit) in provincia di Alessandria.

Sul fronte salute il piano punta a migliorare la raccolta dei dati sui tumori correlati all'esposizione all'amianto, definendo prioritario l'allargamento dei confini di interesse oltre il mesotelioma pleurico, dunque anche ad altri tumori: dalla laringe all'ovaio, dal colon retto all'esofago e allo stomaco. Si ricorda poi la necessità di costruire gli elenchi degli ex esposti alla fibra velenosa, e di monitorare con particolare attenzione gli operatori oggi coinvolti nelle azioni di bonifica.

Le Regioni, si legge poi nel piano, dovranno "indagare l'entità del rischio di mesotelioma connesso all'esposizione non professionale (ambientale o paraoccupazionale)". Gli esperti ricordano infatti che, "nella casistica del Registro nazionale italiano dei mesoteliomi, circa l'8-10% dei casi per i quali sono state ricostruite le modalità pregresse di esposizione è risultato esposto per motivi ambientali (la residenza) o per motivi familiari (la convivenza con familiari professionalmente esposti)". Nel piano c'è tutto un capitolo sulla ricerca scientifica che va incentivata con la creazione di una rete organizzativa nazionale basata sulla condivisione di un database clinico e biologico tra centri di alto livello per capire meglio fenomeni molecolari e percorsi diagnostici e terapeutici del mesotelioma maligno. E quanto al finanziamento 2013 per le attività per la tutela della salute, il ministero conta di assicurare una quantità di fondi sovrapponibile a quella prevista nel 2012 (oltre 13 mln e una quota dei 15 mln destinati alla rete nazionale dei tumori rari).

Binario parallelo è quello seguito per la tutela dell'ambiente. Un'azione efficace "dovrebbe consentire di ottenere rilevanti risultati in un arco temporale variabile tra i 3 e i 5 anni successivi all'adozione del piano", recita il documento, in cui si ricorda però che la legge del '92 sullo stop all'uso dell'amianto "è entrata in vigore da 20 anni, ma sul territorio nazionale sono ancora presenti complessivamente diversi milioni di tonnellate di materiali e beni contenenti amianto".

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