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giovedì 24 maggio 2012

Mestruazioni troppo abbondanti

Le mestruazioni abbondanti sono uno dei disturbi più comuni tra le donne: soprattutto negli anni che precedono la menopausa o durante la pubertà, ma non sono rare nell’età fertile.

«Si stima che ne soffra una donna su 20, tra i 30 e i 49 anni. Ma, più in generale, il problema riguarda il 20 per cento delle pazienti che consultano il ginecologo», spiega Luigi Fedele, direttore della II Clinica ostetrica e ginecologica dell’Università degli studi di Milano. «In molti casi non c’è una vera emorragia, ma una prolungata perdita di sangue che, comunque, abbassa le riserve dell’organismo. Ciò può causare anemia, stanchezza, scarsa concentrazione, irritabilità, mal di testa, insonnia». E peggiorare la qualità della vita: costringe a usare assorbenti ingombranti, impedisce lo sport, gli hobby o i viaggi, talvolta obbliga a trascorrere a letto uno o più giorni.

In effetti, fino a qualche decennio fa, il riposo era l’unica terapia. Una “cura” che però oggi è troppo... costosa, per donne alle prese con ritmi frenetici e la necessità di conciliare gli impegni di lavoro con quelli della famiglia. Eppure, le mestruazioni abbondanti spesso vengono ancora liquidate come un problema fisiologico, da sopportare con rassegnazione o, nei casi più gravi, da risolvere con interventi chirurgici pesanti.

Secondo Emilio Arisi, direttore dell’Unità di ostetricia e ginecologia dell’ospedale S. Chiara di Trento, «In Italia ogni anno vengono eseguite 70 mila isterectomie, quando per evitarle basterebbe una diagnosi precisa e terapie farmacologiche più tempestive». Finalmente la comunità scientifica dimostra maggiore sensibilità: tanto che la Sigo, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia ha emanato, per la prima volta in Italia, una serie di raccomandazioni rivolte ai medici per richiamare la loro attenzione sulla più diffusa patologia della mestruazione.
La diagnosi

«I flussi mestruali abbondanti possono avere diverse cause», sottolinea Alessandra Graziottin, direttore del servizio di ginecologia del centro medico San Raffaele-Resnati di Milano. «Perciò la visita ginecologica va seguita da esami del sangue (emocromo, colagulazione, funzionalità del fegato e dei reni...) e dosaggi ormonali. Quindi ecografia transvaginale e, in alcuni casi, isteroscopia».

Una volta escluse cause patologiche (come ipotiroidismo, cioè un funzionamento “rallentato” della tiroide, diabete, problemi cardiocircolatori) che richiedono terapie ad hoc, gli esami possono rivelare un problema nell’utero: «Come la tendenza dell’endometrio (la mucosa che riveste l’utero e che si sfalda a ogni mestruazione) a essere iperplastico (cioè molto spesso) o la presenza di polipi o di fibromi sottomucosi (cioè all’interno della cavità uterina). In questi casi si interviene durante l’isteroscopia, con tecniche chirurgiche minivansive», spiega Graziottin.....
.....Una soluzione molto usata all’estero ma poco conosciuta in Italia è un dispositivo intrauterino: una spirale medicata che rilascia un progestinico (levonorgestrel) solo a livello locale.

Spiega Luigi Fedele: «Dopo i 40 anni, la pillola contraccettiva richiede più cautele, in particolare se la donna è ipertesa o soffre di ipercolesterolemia. Il progestinico orale, a sua volta, può essere controindicato in alcuni casi (ritenzione idrica, nausea, cefalea, depressione)».

La spirale medicata, invece, rilascia per 5 anni una quantità minima di progestinico (20 mcg al giorno) solo dove serve, cioè nell’utero. Ciò impedisce la crescita irregolare dell’endometrio, senza interferire con l’attività delle ovaie: le mestruazioni si riducono a un giorno o due (nel 20 per cento delle donne scompaiono del tutto), ma restano altri “segnali” del ciclo naturale, come la tensione del seno.

Un altro vantaggio è, ovviamente, la contraccezione. Sottolinea Rossella Nappi: «Alla lunga, c’è anche un ulteriore effetto terapeutico: il progesterone è l’ormone miorilassante, cioè attenua la tensione dei tessuti e migliora la circolazione, quindi contrasta la tendenza dell’utero a diventare fibromatoso». La spirale medicata, però, è indicata soprattutto dopo i 38-40 anni e a donne che abbiano avuto figli: «È molto valida, ma non tutte accettano l’idea di avere un dispositivo all’interno del loro corpo», avverte Nappi. «Anche il prezzo abbastanza elevato, intorno ai 200 euro (non rimborsati dal SSN), a volte è motivo di freno: la donna non se la sente di “provare” una terapia che in prima battuta è più costosa di altre, come la pillola che, in caso di insoddisfazione, può essere sospesa senza troppe remore».http://www.truncellito.com/

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