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giovedì 24 maggio 2012

Il favismo è una malattia genetica ereditaria.

La sua scoperta risale alla fine dall'800 ad opera del medico potentino Giovanni Montano che con tale termine voleva far riferimento alla crisi emolitica acuta dei globuli rossi scatenata dall'ingestione di fave.
Nel 1959 l'ematologo americano di origine tedesca Ernest Beutler identificò la causa della malattia nella deficienza dell'enzima glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PDH). L'importante scoperta avvenne a seguito di una ricerca svolta presso la prigione Joliet nell'Illinois dal 1953 al 1954 nel corso di uno studio che investigava l'anemia prodotta dai farmaci antimalarici in un gruppo di soldati americani (Army Malaria Research Program).
E' una carenza enzimatica molto diffusa, che interessa circa 200 milioni di soggetti nel mondo. L'enzima G6PDH è coinvolto nel metabolismo di tutte le cellule dell'organismo, ma nei globuli rossi l'azione enzimatica ha ripercussioni peculiari, poiché un'insufficiente attività enzimatica causa una minore capacità del globulo rosso di resistere al danno ossidativi, con riduzione della vita media.
Il gene associato all'enzima G6PDH è stato clonato e sequenziato. Si trova localizzato sul cromosoma femminile X a livello della banda Xq28, con espressione parziale nelle femmine e totale nella popolazione maschile, pertanto le donne portatrici possono avere il favismo anche se generalmente con attacchi meno gravi rispetto ai maschi.
Sono state riportate più di 400 distinte varianti enzimatiche del G6PDH ognuna della quali associate ad un particolare spettro di crisi emolitiche. Il gene normale è definito G6PDH B+. Una variante normale siglata come G6PDH A+ è comune nella popolazione afroamericana.
Il deficit di tale enzima può determinare due sindromi cliniche: un'anemia emolitica acuta, il favismo per antonomasia, in seguito all'esposizione a fattori scatenanti e/o un'anemia emolitica cronica spontanea non sferocitica.
Il favismo è caratterizzato da gravi crisi emolitiche con febbre, ittero, anemia (così grave che il pallore supera il colorito itterico) ed emoglobinuria con urine scurissime. Senza una trasfusione di emazie concentrate la crisi può essere anche fatale. L'emoglobinuria può condurre anche se raramente ad insufficienza renale acuta con necessità di dialisi. Si manifesta in modo improvviso dopo circa 12-48 ore dall'esposizione allo stress ossidativo. Le fave contengono dei glucosidi che dopo idrolisi intestinale liberano le sostanze ossidanti, vicina e isouramile, che innescano la crisi emolitica. Tuttavia oltre all'ingestione delle notorie fave, possono scatenare la distruzione dei globuli rossi anche l'ingestione dei piselli e/o della Verbera Hybrida, l'esposizione ad alcuni farmaci come salicilici, sulfamidici, menadione, chinino e/o anche eventi stressanti per l'organismo come le sepsi, la chetoacidosi diabetica, l'epatite. Il grado di emolisi sembra correlato all'agente scatenante, alla quantità di agente ingerito e alla gravità del deficit enzimatico di base.
La peculiarità è che il deficit di G6PD è geneticamente eterogeneo e pertanto un farmaco e/o un alimento sicuro in alcuni soggetti può non esserlo in altri. Si presume che vari fattori siano in gioco nella risposta individuale. Nel caso delle fave sembra che quelle del ceppo cultivar e/o crude siano più rischiose di quelle cotte.....http://lifestyle.tiscali.it/


Il favismo può essere diagnosticato attraverso il dosaggio del G6PDH.
I soggetti affetti devono ricevere una lista di farmaci e alimenti vietati al fine di prevenire le crisi.
Generalmente il deficit di G6PDH si manifesta in forma più grave nei bambini rispetto agli adulti. I neonati con deficit G6PDH presentano un rischio aumentato di ittero tale da richiedere, in taluni casi, l'exsanguinotrasfusione.
Il deficit di G6PDH è diffuso soprattutto in Africa ma anche in Asia meridionale e nei paesi dell'area del bacino del Mediterraneo come la Grecia. In Italia si rileva soprattutto la variante patologica G6PDH B- con una incidenza più alta nel Sud rispetto al Nord. Le zone endemiche sono rappresentante dalla Sardegna, dalle regioni del Meridione e dalla zona del delta del Po. E' stato riportato che la mutazione del gene interessa circa l'1-3% dei soggetti dell'Italia meridionale, il 15% dei sardi, il 30% degli abitanti del Nord Est della Thailandia. Queste zone, pur essendo geograficamente molto distanti, sono accomunate storicamente dalla piaga della malaria. Sembra che tale difetto conferisca una parziale resistenza alla malaria, risultando quindi un vantaggio selettivo ai fini della sopravvivenza in zone endemiche. I globuli rossi carenti di G6PDH sono meno vulnerabili alla malaria. Tale carenza enzimatica sembra rappresentare quindi un esempio di "polimorfismo bilanciato" nel quale è avvenuto il vantaggio evolutivo della resistenza al Plasmodium falciparum.
Il deficit di G6PDH era già noto millenni addietro tant'è che è stato riportato che il famoso matematico Pitagora ammonisse i suoi discepoli di non mangiare fave. Inoltre il filosofo Porfirio nella sua "Vita di Pitagora", racconta che il matematico convinse un mandriano a non dar da mangiare fave al suo bue. Il medico inglese Gerald Hart in un articolo pubblicato sul BJH del 2001 ( n115, pp719-728) ha asserito che probabilmente il divieto ad assumere fave imposto da Pitagora avesse già alla base la consapevolezza di una possibile crisi emolitica a quei tempi inesorabilmente fatale. E ciò ha anche solide fondamenta storiche. Pitagora diede vita alla Scuola di Crotone, zona dell'Italia meridionale dove si registra a tutt'oggi un'altissima incidenza di deficit di G6PDH B- ed è probabile che tale mutazione fosse già presente in territorio italico importata dai greci dalla madrepatria e che Pitagora avesse assistito impotente alla tragica morte dei soggetti affetti. La costa ionica calabrese fu colonizzata dai greci nel corso dell'VIII-VI secolo a C. Insediamenti importanti sorsero a ridosso delle zone afferenti alle foci dei fiumi Lao e Savuto, sedi di colonie sibaritiche. Le città di Sibari e Crotone in particolare non furono solo i maggiori siti della Magna Grecia ma anche le zone dove si registra la più alta incidenza di deficit di G6PDH. Studi genetici hanno confermato l'origine greca del fenotipo fabico indigeno tramandato poi nei secoli sino ai giorni nostri dalla selezione positiva attuata dalla malaria nei confronti dei soggetti affetti. A tutt'oggi il favismo presenta una frequenza relativamente alta nel cosentino con una incidenza crescente andando dalle zone montane a quelle pianeggianti a rischio malarico. Il deficit di G6PD sembra anche correlato alla longevità poiché nei sardi centenari è stata rilevata una incidenza due volte superiore rispetto ai controlli del deficit dell'enzima G6PDH a conferma di una ulteriore selezione darwiniana avvenuta nel corso dei secoli. La Magna Grecia non solo è cultura, scienza, storia, monumenti ma è anche una mutazione genetica che ha consentito di sopravvivere alla malaria.
Raffaella Mormile
Dirigente medico di I Livello
UOC di Pediatria e Neonatologia
P.O. San G. Moscati - Aversa

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