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venerdì 9 marzo 2012

La Stipsi cronica colpisce di più le donne che gli uomini

Compromette seriamente la qualità della vita dei pazienti e solo uno su tre si dice soddisfatto delle terapie disponibili: è la stipsi cronica, patologia che colpisce fra il 15 e il 20 per cento degli italiani, nell'80% dei casi donne con un'età media di 50 anni che da almeno 17 anni vi combatte.
Sono, questi, i dati della ricerca LIRS (Laxative Inadequate Relief Survey) condotta da Doxa Pharma e presentata a Milano, che ha coinvolto 39 centri di gastroenterologia in tutta Italia e circa 900 pazienti, con l'intento di fare il punto sulla qualità di vita (fisica, psicologica e sociale) di chi soffre di questa patologia, sull'impatto socio-economico della stessa, e sul grado di soddisfazione/insoddisfazione dei pazienti nei confronti delle terapie oggi disponibili.
''La stipsi cronica non si limita all'alterazione dell'alvo, ma è il risultato di una sintomatologia più complessa che include, ad esempio, gonfiore, sforzo, sensazione di evacuazione incompleta, fastidio all'addome, che riducono la qualità di vita del paziente - spiega Enrico Corazziari, Ordinario di gastroenterologia all'Università di Roma ''La Sapienza'' - infatti, da quanto emerge dai dati dell'indagine LIRS, questi sintomi sono le manifestazioni più sgradevoli e frequenti avvertite in modo forte e molto forte da circa il 50% del campione''.
Una qualità di vita, fisica ed emotiva, compromessa se il 46% dei pazienti con stipsi cronica giudica ''non buona'' la propria salute. La ricerca evidenzia, inoltre, che il superamento della soglia sotto la quale si registra una significativa limitazione della salute fisica, nel caso della malattia, è condizionato dalla numerosità e dall'intensità dei sintomi. Sintomi ai quali, nonostante l'andamento cronico della malattia, non ci si abitua ma che, anzi, peggiorano con il passare degli anni.
Nel campione LIRS, chi soffre di stipsi cronica percepisce la propria condizione di malato cronico e avverte la medesima limitazione di questa situazione al pari di un iperteso o di un malato di artrosi e in modo maggiore rispetto a chi soffre di emicrania.
Oltre all'impatto fisico ed emotivo dei sintomi sulla qualità di vita del paziente, non meno significativo è l'effetto della malattia nel contesto sociale. Dalla ricerca LIRS è emerso, infatti, che il numero di ore lavorative perse in una settimana a causa della stipsi cronica va da 4 ore nei casi più gravi, a circa 1 in quelli più lievi.
Dunque, un paziente con stipsi cronica grave costa in media, in termini di assenteismo, 1.500 Euro all'anno. Costo che scende a 500 Euro all'anno nel caso di un paziente con stipsi cronica molto lieve. Da qui deriva che una terapia in grado di ridurre i sintomi della patologia potrebbe consentire un risparmio pari a 1.000 Euro l'anno a paziente (solo in termini di assenteismo dal lavoro). La malattia, inoltre, provoca anche una minor produttività, tanto maggiore quanto più gravi sono i sintomi. Si passa, infatti, da una riduzione delle performance lavorative del 35% per i pazienti più severi, al 20% per quelli con forme più lievi.http://salute.asca.it/internoCopertina-Salute-Salute__Stipsi_cronica__colpisce_15_PERCENTO__italiani__8_su_10_sono_donne-1132935-1.html

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