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martedì 28 febbraio 2012

La risonanza magnetica nucleare per sconfiggere Alzheimer e Cancro

La risonanza magnetica nucleare (RMN) potrebbe essere capace di fornire immagini così precise dell’organismo da riuscire a mostrare come funzionano le molecole al suo interno, soprattutto quelle legate a patologie come cancro e Alzheimer. Secondo uno studio pubblicato su Nature, si potrebbe infatti usare le macchine da RMN più potenti per studiare i canali del sodio, proteine che si trovano nella membrana cellulare e che permettono il funzionamento ‘elettrico’ del nostro organismo. Il malfunzionamento di questi piccoli pezzetti del nostro organismo è infatti legato a malattie neurodegenerative come il Parkinson, ma non solo.
I ricercatori che hanno condotto la ricerca– provenienti da team dell’Università della California di Davis, dall’Università di Toronto e dall’Università di Cambridge – sono convinti che comprendere a fondo questi meccanismi molecolari potrà aiutare i medici a trovare nuove terapie per combattere molte malattie. “Con la risonanza magnetica di ultima generazione riusciamo ad avere una immagine completa e tridimensionale delle strutture all’interno del nostro corpo”, ha spiegato James Ames, uno dei ricercatori californiani. “Pian piano possiamo risalire al funzionamento delle singole cellule”.
Per dimostrare la potenza di questi strumenti di nuova generazione, gli scienziati hanno descritto il funzionamento di due canali proteici tra loro simili: uno è l’inositolo trifosfato, una molecola usata dall’organismo come messaggero, che sbloccando il suo recettore apre il passaggio per il rilascio di calcio all’interno della cellula; il secondo è il recettore della rianodina, che ha sostanzialmente lo stesso compito quando si collega alla rianodina, appunto.
La vista tridimensionale mostra che sebbene le sequenze di amminoacidi che formano queste proteine siano differenti, la lori strutture e i loro recettori si comportano in maniera molto simile. “Sono quasi sovrapponibili”, ha spiegato il ricercatore. “E sono anche intercambiabili, se la parte finale del recettore di uno si connette al canale di calcio dell’altro, tutto il meccanismo funziona lo stesso”.
Le nuove macchine da risonanza magnetica nucleare,simili a quelle usate negli ospedali, possono dunque fornire informazioni non solo sulla struttura delle molecole nelle membrane cellulari, ma anche su come gli atomi si muovono all’interno di esse. Tramite questa conoscenza i ricercatori sperano di riuscire a trovare nuove terapie per trattare le malattie neurodegenerative, che spesso sono causate proprio da malfunzionamenti nel flusso di ioni di calcio nella membrana cellulare, ovvero in problemi di ‘trasmissione del segnale’.

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=7629

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