Follow by Email

mercoledì 11 gennaio 2012

Perchè sbadigliamo?


C'è chi ritiene che lo sbadiglio sia un’innocente espressione dell’organismo, spia di cattiva digestione o di perdita di interesse, ad esempio la noia durante certe conferenze o assemblee di condominio, quando le parole si moltiplicano inutilmente. In realtà è un segno legato a circostanze diversissime tra loro (si sbadiglia ancora più spesso quando il fisico è indebolito, e la sera prima di andare a dormire) ed è un messaggio innato dell’organismo, osservato persino nei pesci.
Un riflesso «emotivamente contagioso» che si può propagare per imitazione. Ricorre quando siamo stanchi, al mattino quando l’organismo si risveglia e ci stiriamo, spesso visibile sugli animali domestici. Cani e gatti sbadigliano vistosamente proprio come noi. Un caleidoscopio di situazioni esplorato in tutti i tempi, celebri gli studi di Robert Provine, professore di psicologia all’Università del Maryland, Usa, alla fine degli anni ottanta. Temi che tornano di attualità con lo studio di Ivan Norscia ed Elisabetta Palagi, pubblicato su PlosONE, frutto della collaborazione tra Università di Pisa e Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Gli studiosi hanno indagato il nesso tra chi sbadiglia e la persona che assiste. Esistono maggiori probabilità che uno sbadiglio si trasmetta tra familiari, mentre tra estranei prevale l’indifferenza: «Lo sbadiglio spontaneo, non sollecitato da altri fattori, è un comportamento antico. A seconda del gruppo animale nel quale si ritrova, può indicare stress, noia, stanchezza o segnalare un cambio di attività, ad esempio dal sonno alla veglia e viceversa — spiega la dottoressa Palagi —. Lo sbadiglio contagioso è invece un fenomeno diverso, più moderno, dimostrato finora solo in alcune scimmie (scimpanzè e babbuini) come pure nell’uomo e ipotizzato anche per animali con capacità cognitive e affettive sviluppate come il cane. Nell’essere umano normalmente lo sbadiglio può essere evocato da un altro sbadiglio nel giro di cinque minuti».

SOGGETTI AUTISTICI, meno influenzati dagli stimoli che li circondano, si rivelano indifferenti anche agli sbadigli delle persone vicine. Tra le cause patologiche dello sbadiglio, vanno ricordati l’ipersonnia da tumore del lobo frontale del cervello, l’encefalite letargica, certi tipi di ictus, l’abuso di psicofarmaci. Lo sbadiglio può anche annunciare l’arrivo di una dolorosa emicrania, l’esordio di una epilessia o la conclusione di una scenata isterica. Gli animali non si accorgono di essere osservati ma l’uomo si. La ricerca pisana ha catalogato i comportamenti di 109 persone di nazionalità diversa (africani, europei, americani) e ha chiarito che la simpatia che si trasmette con lo sbadiglio dipende dalla relazione affettiva tra le persone, e non è influenzata da fattori come la nazionalità, il sesso o le abitudini culturali: «Abbiamo studiato come si trasmette lo sbadiglio tra persone anche in contesti particolari, come viaggi in treno o in aereo — spiega ancora la dottoressa Palagi — e il tipo di contagio in termini di frequenza e latenza».

È PROBABILE dunque che un soggetto, se vede sbadigliare la persona amata, la ricambi subito: il contagio è massimo tra familiari o coppie, cala tra amici, conoscenti, ed è minimo tra gli sconosciuti. Nel corso dell’evoluzione, abbiamo appreso l’arte di sbadigliare... questione di empatia. Su questi temi si segnala una conferenza (con Norscia e la Palagi) il 20 gennaio nella sede del Museo di Storia Naturale e del Territorio di Calci - Pisa, info su www.msn.unipi.it
http://qn.quotidiano.net/salute/2012/01/09/649841-sbadiglio_contagioso.shtml

Nessun commento:

Posta un commento