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sabato 28 gennaio 2012

La sindrome dell'ovaio policistico


La sindrome dell'ovaio policistico è il disturbo ormonale più frequente nelle ragazze, con una percentuale di incidenza dal 5 al 10%.
Dei sintomi importanti

Questa sindrome riguarda un problema di cisti benigne che si formano a livello delle ovaie e che andranno a produrre diverse conseguenze:

    Un'iperandrogenia: una secrezione di ormoni maschili che determina la comparsa di tratti mascolini;
    Un'anovulazione: l'ovulazione scompare del tutto o avviene assai raramente;
    Un'amenorrea: l'assenza di mestruazioni è molto frequente in questo disturbo ed è la conseguenza diretta dell'assenza di ovulazione;
    Una resistenza all'insulina: spesso il problema ovarico ha una ripercussione sul metabolismo, in generale, e sulla secrezione di insulina, in particolare, che può dipendere dal diabete e da un'obesità.

Dal punto di vista fisiologico, il medico può confermare molto semplicemente la diagnosi di ovaio policistico attraverso un'ecografia: con questo esame si accorgerà che le dimensioni delle ovaie sono più grandi del normale e che, appunto, contengono delle cisti. Il medico dovrà quindi escludere altre malattie che possono manifestare sintomi analoghi (tumore, problema di secrezione di corticoidi, ecc.).
Come curare le cisti ovariche?

La prima cura per l'ovaio policistico consiste spesso nella perdita ponderale in caso di sovrappeso. L'obesità, infatti, incide direttamente sulla diminuzione e sulla secrezione di androgeni. Talvolta la perdita di peso consente di ristabilire un ciclo mestruale in parte normale e favorire una ricomparsa dell'ovulazione.

Per ripristinare l'equilibrio ormonale, è anche possibile prescrivere una pillola estroprogestinica, ovviamente nel caso in cui non si desiderino figli! Possono anche essere proposti trattamenti specifici contro gli ormoni maschili. Infine, nei problemi di resistenza all'insulina, è possibile utilizzare degli antidiabetici orali.
Ristabilire la fertilità

Per ristabilire la fertilità, la perdita di peso gioca ancora una volta un ruolo importante: spesso permette di ristabilire l'ovulazione. Da notare: pare che l'impiego di un antidiabetico, la metformina, favorisca l'ovulazione. Inoltre, trovano impiego anche degli induttori di ovulazione, primo fra tutti il citrato di clomifene, ampiamente utilizzato da molti ginecologi come terapia di prima scelta di fronte a un problema di subfertilità. Nella maggior parte dei casi, la difficoltà consiste nello stabilire la dose di assunzione corretta, che varia da una donna all'altra. Spesso, una dose da 50 mg tra il 2° e il 6° giorno del ciclo è sufficiente per scatenare un'ovulazione nel 50% delle pazienti. Per le altre, si aumentano le dosi per gradi, fino al quantitativo massimo di 150 mg. Solo il 30% delle pazienti si dimostra resistente e non risponde a questi dosaggi. Le pazienti in cui il citrato di clomifene funziona, rimangono gravide nel 60% dei casi dopo 6 cicli di induzione.

In caso di insuccesso della cura, vengono utilizzate gonadotropine iniettabili. Alcune iniezioni di questi ormoni consentono di riprendere la produzione di "follicoli" nelle ovaie, che potranno originare degli ovuli. La stimolazione finale dell'ovulazione, tramite iniezione, è preceduta da un'ecografia e da dosaggi ormonali per evitare i rischi di stimolare più ovulazioni che possono dar luogo a gravidanze multiple.

Inoltre, è possibile proporre una tecnica alternativa, sempre finalizzata a stimolare l'ovulazione: si tratta del "drilling". In questa procedura, l'ovaio viene perforato praticando diverse aperture, al fine di ristabilirne un funzionamento normale. Dopo un periodo massimo di tre mesi, si prevede di ottenere un tasso di ovulazione compreso tra il 56 e il 94% e un tasso di gravidanza dal 43 all'84%. Tuttavia, si deve ancora far completamente luce sulle indicazioni precise relative a questa tecnica e ai vantaggi che presenta rispetto ad altre pratiche.

A prescindere dalla tecnica impiegata, nella gran parte dei casi un trattamento mirato permette di ristabilire l'ovulazione e dare gravidanze. Certamente, è necessario sottolineare che i problemi di aborti spontanei sono pressoché maggiori nei casi di sindrome di ovaio policistico.

Nel caso in cui l'induzione di ovulazione non funzioni, bisogna quindi ricorrere ad altre tecniche di procreazione medicalmente assistita.http://it.lifestyle.yahoo.com/cisti-ovariche-quali-i-rischi-per-fertilit%C3%A0-230000417.html;_ylt=ApcAlAEBRbSw3BrNvqPdq5xVXsF_;_ylu=X3oDMTN1dGZ0NmtuBG1pdANGYW1pZ2xpYSBUb3BTdG9yaWVzBHBrZwMyOGIzOTQ3MS1mZDhmLTM4NzAtOTViMy02OGMwOWNkMWExYTMEcG9zAzEwBHNlYwN0b3Bfc3RvcnkEdmVyAzM1YWEwNGMwLTM3N2QtMTFlMS1iN2ZmLWIwYzNhMTRjODJiZg--;_ylg=X3oDMTFzZjhlam1pBGludGwDaXQEbGFuZwNpdC1pdARwc3RhaWQDBHBzdGNhdANmYW1pZ2xpYQRwdANzZWN0aW9ucwR0ZXN0Aw--;_ylv=3

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