Follow by Email

domenica 22 gennaio 2012

La cannabis rallenta i processi neurodegenerativi in alcune malattie neurologiche.

Ecco perché la cannabis fa bene. Se non suonasse come un invito ad assumerne in quantità, potrebbe essere questo il titolo della ricerca condotta dalla Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l'università di Teramo. Uno studio che ha scoperto perché la cannabis rallenta i processi neurodegenerativi in alcune malattie neurologiche.
La scoperta. Gli scienziati hanno evidenziato i meccanismi cellulari alla base dell'azione neuroprotettiva della canapa indiana. Il lavoro dei ricercatori italiani è stato pubblicato sul "Journal of Molecular Medicine". Da diversi anni ricercatori e medici discutono sul possibile uso della canapa indiana (Cannabis sativa) e dei suoi derivati, come l'hashish e la marijuana, per scopi terapeutici in diverse patologie neurologiche come, ad esempio, la sclerosi multipla e i traumi cranici e del midollo spinale. Ma la mancanza di dati sui meccanismi di azione ha sino ad ora rallentato le possibili applicazioni cliniche. Il nuovo studio ha permesso, per la prima volta, di caratterizzare i rapporti tra la stimolazione da cannabis e l'azione di un composto gassoso ben noto per le sue azioni sulle cellule del Sistema nervoso centrale (Snc): l'ossido di azoto. Questa molecola, da decenni al centro dell'interesse dei ricercatori, è coinvolta nella regolazione di importanti funzioni del Snc e svolge azioni sia in senso neuroprotettivo che neurotossico.
I risultati. La ricerca ha dimostrato come, proprio attraverso i recettori cannabici, e in particolar modo il recettore cannabico di tipo 2, sia possibile indirizzare gli effetti dell'ossido di azoto in senso neuroprotettivo o neurotossico. In conclusione, lo studio permette sia di fare un ulteriore passo avanti nella comprensione del meccanismo d'azione attraverso cui il principio attivo della cannabis esercita la sua funzione neuroprotettiva a seguito di danno cerebrale, sia di guardare con maggiore interesse all'uso di queste sostanze in ambito clinico tanto per le malattie acute che croniche del Snc.
Nuove prospettive. Secondo i ricercatori i risultati dello studio aprono ora interessanti prospettive in ambito terapeutico per lo sviluppo di nuovi approcci farmacologici, utili per patologie di grande diffusione, come l'ictus e la sclerosi multipla, in grado di "sfruttare" la proprietà neuroprotettiva dell'ossido d'azoto mediata dall'azione della cannabis. Lo studio, coordinato da Marco Molinari e da Mauro Maccarrone, si è avvalso di avanzate tecniche di biochimica, neuromorfologia funzionale in microscopia confocale, test farmacologici e valutazione comportamentale del recupero nel modello animale dopo un danno al sistema nervoso centrale.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=177974&sez=MEDICINAESALUTE&ssez=

Nessun commento:

Posta un commento