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giovedì 22 dicembre 2011

Luce del Sole contro il virus della Varicella

Il luogo in cui si vive potrebbe essere un fattore estremamente importante nello sviluppo e nella diffusione della varicella. Stando a quanto scoperto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Londra, infatti, l’esposizione alla luce solare sembrerebbe utile a “contenere” la diffusione del virus della varicella, rendendolo di fatto inattivo. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Virology, dimostrerebbe che il virus zoster riesce a colpire con maggiore intensità nei paesi temperati e nei periodi più freddi dell’anno, quando i livelli di raggi UV sono più bassi.

Il Sole ferma la diffusione della varicella - A scoprire l'effetto dell'esposizione alla luce solare il professor Phil Rice, ricercatore presso l'Università Saint George di Londra e responsabile della ricerca. Alla luce solare, secondo gli esperti ,si aggiungono anche altri fattori tra cui temperatura, umidità e condizioni di vita salubri. Il virus varicella-zoster è altamente contagioso, può essere diffuso attraverso tosse e starnuti nelle prime fasi dell'infezione, anche se la fonte principale è il contatto con l'eruzione. "Il ruolo dei raggi UV è fondamentale - ha commentato Rice - noi consideriamo il sole il parametro principale per comprendere come mai la varicella sia meno comune e meno facilmente trasmessa da persona a persona nei paesi tropicali. Mentre è più frequente in quelli con le stagioni più fredde come il Regno Unito".

Esaminando i dati di 25 studi condotti sul virus nei paesi in tutto il mondo - L’equipe di scienziati ha individuato un legame evidente tra i livelli di raggi UV e la prevalenza del virus della varicella. Anche risultati apparentemente contrastanti con l’ipotesi sono stati spiegati da Rice, come ad esempio la maggiore virulenza in India nella stagione più calda e soleggiata. In quel periodo, spiega il responsabile dello studio, in India c’è anche più inquinamento atmosferico, che riduce la presenza di raggi UV e il tempo in cui i bambini rimangono all’aria aperta. “Nessuno aveva considerato il fattore UV prima, ma quando ho studiato le ricerche epidemiologiche, ho visto una buona correlazione tra latitudine globale e la presenza del virus”. http://notizie.tiscali.it/articoli/scienza

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