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lunedì 26 dicembre 2011

Aiutarsi in menopausa con l’omeopatia

La menopausa è un tema di grande interesse nell’ambito di uno studio basato sulla valutazione di parametri chimico-umorali, come è nello stile della medicina organicista o "ufficiale", cioè l’allopatia. Secondo questa, la salute è l’equilibrio delle varie funzioni chimiche, fisiche, umorali e materiali delle varie cellule, tessuti, organi o apparati, mentre la patologia inizia quando si altera uno di questi parametri.

E’ chiaro che, con queste premesse, la menopausa acquisti una grande importanza nell’ambito di uno studio mirato ad individuare le variazioni chimico-fisiche che si verificano nell’organismo della donna e tendente a modificare la sintomatologia più o meno molesta derivante da questo passaggio della vita femminile.

La medicina omeopatica in questo ambito si pone necessariamente in una posizione diversa; per comprenderne il perché è necessario fare una breve menzione di quelli che sono i principi che la sorreggono.

L’Omeopatia nasce tra il Settecento e l’Ottocento, ad opera di un geniale medico tedesco, Samuele Hahnemann; scontento di praticare salassi, applicare sanguisughe e somministrare purganti, egli si mise alla ricerca di un metodo curativo che potesse soddisfare di più la sua vocazione medica e che risultasse più innocuo per il malato.

Hahnemann, credente e con concetti filosofici vitalisti, che proprio in quel periodo storico avevano trovato un nuovo impulso in Europa, propose come modello di uomo un individuo, composto sì di una parte materiale, come nell’allopatia o medicina "ufficiale", ma anche di una parte immateriale, che vivifica e rende armonico il funzionamento di tutto il resto, e che egli denominò forza o principio vitale o dynamis. Questa impostazione, non nuova in ambito filosofico (si pensi a Platone, al pensiero aristotelico-tomistico o alla struttura tripartita corpo-anima-spirito in San Paolo), rappresentava però un azzardo in un periodo storico in cui, sul piano culturale, imperava l’Illuminismo, il culto della ragione ed il materialismo.

Per Hahnemann un individuo in salute è il risultato di un equilibrio tra la parte strutturale o materiale e quella energetica; se per fattori contingenti (acquisiti) o ereditati (miasmatici), la componente energetica si altera, lo squilibrio si rende manifesto, cioè si somatizza, dando luogo a fenomeni sintomatologici che rappresentano la patologia. Come vediamo, con questa impostazione la patologia materiale non è tutto, ma è solo il risultato esteriore di qualcosa di più sottile, immateriale e non rilevabile dai normali esami di laboratorio: lo squilibrio della forza vitale.

Il cammino di ricerca di Hahnemann fu molto lungo, soprattutto per trovare dei mezzi o "rimedi" terapeutici che potessero influire sulla parte immateriale, sulla forza vitale o dynamis, che determina la salute o la malattia dell’individuo. E’ qui che si inserisce la famosa storia della China: usata per combattere la malaria, dava però sintomi malarici ai lavoratori della corteccia di quella pianta. Sperimentando su se stesso delle sostanze, diluendole e dinamizzandole per ridurne gli effetti tossici, Hahnemann ne scoprì straordinarie virtù medicinali, che davano sintomi di malattia nell’utilizzatore sano e li toglievano a quello malato, secondo l’aforisma di Ippocrate: similia similibus curantur. Sarà questo il principio della medicina omeopatica.

Lo scopo della terapia omeopatica divenne quindi quello di individuare (attraverso indagini molto diverse da quelle della medicina allopatica) e di correggere (con la somministrazione di rimedi omeopatici altamente diluiti e dinamizzati) lo squilibrio che stava danneggiando la struttura energetico-organica dell’organismo in esame.

L’Omeopatia ortodossa per definizione non tratta mai un sintomo isolatamente, ossia non si contrappone a quello che è un modo di esprimersi dell’organismo, nel suo sforzo affannoso di ritornare da solo all’equilibrio. Essa invece cerca, attraverso terapie personalizzate ed individualizzate, di mantenere se c’è, o di ristabilire se non c’è, l’equilibrio psico-fisico-energetico di ogni essere vivente.

In quest’ottica è chiaro che non esiste un protocollo terapeutico standard per la menopausa e per i suoi disturbi. La menopausa è vista come un passaggio naturale ed obbligato della vita di ogni donna. Essa ha il tempo di ottenere un rafforzamento dell’organismo, prima che si verifichi il cambiamento, specie se negli antecedenti familiari vi sono problemi di tipo ginecologico. Qualora non si riesca ad operare preventivamente, il trattamento deve allora rivolgersi alle manifestazioni del momento per alleviare le sofferenze, proseguendo poi con un trattamento più profondo.

Nella letteratura omeopatica vengono citati diversi rimedi per attenuare i sintomi della menopausa, come ad esempio Lachesis, Amylenum nitrosum, Sepia, Pulsatilla, Graphites, Helonias, Glonoium, Actea racemosa, Sulphur per i sintomi vasomotori, come le vampate di calore, le sudorazioni, le palpitazioni, le cefalee, l’ipertensione.

Medicamenti omeopatici adeguati sono a volte di grande utilità nel trattamento e nella prevenzione dell’alterazione metabolica più temuta: l’osteoporosi. Rimedi come il Sulphur, la Calcarea carbonica, la Staphysagria, il Mercurius, la Silicea, associati ad un’adeguata vita igienica, hanno più volte modificato sensibilmente la prospettiva evolutiva del disturbo, con la riprova dei mezzi di laboratorio allopatici.

Per concludere, inseriamo dei consigli tratti da un testo francese del 1855, scritto da un grande medico contemporaneo di Hahnemann, il dottor G.H.G. Jahr, e intitolato Trattamento omeopatico delle patologie femminili e dei neonati, in cui con molta saggezza si insegna alle donne come comportarsi in questo periodo della vita, senza ricorrere a farmaci e secondo criteri validi ancor oggi. "...Se non interviene nessuna complicanza importante, non dovremmo prescrivere rimedi per i piccoli disturbi dell’età critica. E’ più importante una dieta semplice e appropriata, che dovrebbe consistere in cibi semplici e nutrienti, evitando quelli stimolanti e focosi. Caffè, tè, spezie forti non sono mai tanto dannosi come in questo periodo. Una vita sedentaria o un esercizio fisico eccessivo sono comunque dannosi... Ogni giorno la paziente dovrebbe fare esercizio fisico moderato all’aria aperta. Si dovrebbe evitare il tempo troppo freddo e ventoso, così come gli appartamenti sovrariscaldati. Il vestiario deve essere adeguato al tempo e alla stagione...".

http://www.salutedonna.it/omeopatia%20e%20menopausa.htm

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