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martedì 1 novembre 2011

Nuova scoperta: il tumore si può bloccare

La chiave per bloccare la crescita di un tumore nell'organismo, interrompendo il processo di conversione delle cellule normali in cellule neoplastiche, potrebbe essere nei macrofagi, cellule della linea di difesa primaria dell'organismo. I macrofagi che fanno parte del meccanismo di immunità 'innata', vengono attirati nel tessuto tumorale e 'riprogrammati', con il risultato di venire disarmati delle loro funzioni antitumorali e dirottati a contribuire alla crescita e diffusione delle cellule malate.
Una forbice molecolare a disposizione dei medici - Un gruppo di ricerca canadese ha descritto, in uno studio pubblicato su Cancer Research, l'azione di una proteina posta sulla superficie dei macrofagi (S100A10) che, se bloccata, interrompe il sostegno di queste cellule a quelle tumorali. "Questa proteina agisce come un paio di forbici - afferma David Waisman, del Dipartimento di biochimica e biologia molecolare e patologia del centro ricerche sul cancro della Dalhousie University, ad Halifax, in Canada - che tagliano il tessuto-barriera che si crea attorno al tumore, consentendo ai macrofagi di entrare nel sito della neoplasia e combinarsi con le cellule malate".
Con questa proteina i tumori non riescono più a crescere - Gli studiosi hanno inoltre osservato che senza l'aiuto dei macrofagi, il tumore non cresce. Il prossimo passo sarà quello di capire esattamente come funziona la proteina S100A10, per individuare agenti farmaceutici in grado di bloccarne l'azione, impedendo così il movimento dei macrofagi verso il sito del tumore.
La scoperta rappresenta "un grande passo avanti e una grande speranza, ma per il futuro". Lo sottolinea il presidente del Collegio italiano dei primari ospedalieri di oncologia medica (Cipomo) Roberto Labianca, secondo il quale il nuovo studio pubblicato da un gruppo di ricerca canadese "è sicuramente una speranza, ma nel lungo termine, per la messa a punto di farmaci ad azione ancora più mirata contro il cancro". La ricerca ha sottolineato l'esperto, "è molto importante anche perché, ancora una volta, mette in evidenza e conferma il ruolo basilare del sistema immunitario: questo, infatti, può rappresentare una 'difesa' contro i tumori ma se 'deviato' in qualche modo può, anche, diventare responsabile dello sviluppo del tumore stesso. Questo nuovo studio, dunque, conferma la forte correlazione, sia in positivo che in negativo, esistente tra il sistema immunitario dell'uomo e lo sviluppo delle neoplasie; un campo - aggiunge Labianca - che richiede ulteriori studi di approfondimento".
Ma la ricerca canadese è importante anche perché "individua dove sia l'alterazione che favorisce la crescita dei tumori, ovvero il ruolo delle cellule macrofagi, e questo rappresenta la base di partenza per la futura messa a punto di farmaci mirati appunto a bloccare il meccanismo che favorisce il proliferare delle cellule tumorali". Tuttavia, avverte lo specialista, è necessaria "molta prudenza e, soprattutto, non vanno date ai malati false illusioni: va infatti detto che - afferma Labianca - dal momento in cui si identifica il potenziale 'bersaglio' al momento in cui si può avere la disponibilità concreta di farmaci mirati sono necessari degli anni". Dunque, conclude, "questo studio è senza dubbio un importante passo avanti nella conoscenza dei tumori, ma da qui ad avere effetti e ricadute concrete in termini di terapie ci vorrà ancora del tempo. E', quindi, una grande speranza, ma per il futuro". http://notizie.tiscali.it

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