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giovedì 17 novembre 2011

Intolleranza al latte

Interessa il 70% della popolazione mondiale, in Italia la sua diffusione è maggiore al Sud, con una percentuale che varia dal 40 al 70% su tutto il territorio nazionale. Stiamo parlando dell’intolleranza al latte o, per essere più precisi, al suo zucchero principale, il lattosio.

Che cos’è?
Si tratta della diminuzione fisiologica dell’enzima preposto alla digestione del lattosio, che in medicina è nominato lattasi. Presente sulla mucosa intestinale in alte concentrazioni sin dalla nascita, l’enzima lattasi comincia a diminuire progressivamente dal 6° mese di vita, cioè dopo lo svezzamento. La sua attività resta alta fino a quando il bambino rimane legato al latte materno come alimento per la sua sopravvivenza.

L’intolleranza al lattosio è un fatto acquisito, che non va confuso con il deficit secondario dell’enzima lattasi, causato da alcune patologie più serie che determinano lesioni della mucosa dell’intestino tenue con danno dell’enzima. Se si curano queste malattie, l’enzima torna ad abitare la mucosa intestinale. Non va confusa nemmeno con l'allergia al latte.

Dunque, l’uomo è predisposto fisiologicamente alla scomparsa della lattasi, che nell’età adulta può arrivare a ridursi fino ad un decimo rispetto alla sua concentrazione dei primi mesi di vita. Ecco perchè alcune persone non digeriscono bene il latte. Ciò per un motivo antropologico. Alimentarsi da adulti con il latte è relativamente recente: i nostri antenati non ne avevano bisogno.

Secondo questa teoria, tutti dovrebbero soffrire di intolleranza al lattosio? Fortunatamente non è così, perché la percentuale di disattivazione varia da individuo ad individuo. Esiste anche una diversa suscettibilità al latte, ed un diverso introito di latticini.

Inoltre i sintomi variano: alcuni lamentano diarrea tutte le volte che mangiano latte e derivati; altri meteorismo (pancia gonfia) e dolori addominali. Tali sintomi possono essere leggeri oppure non manifestarsi. L’entità dei sintomi dipende dalle dosi di assunzione dell’alimento.

Non c’è una regola universale sull’età dell’insorgenza dell’intolleranza al lattosio. Qualcuno inoltre potrebbe non farci mai caso.
Chiariamo subito che i rischi non sono elevati: certo, se la diarrea è troppa, può comportare il malassorbimento di molte sostanze.

La cura è molto semplice.

- Eliminare latte e derivati può essere una prima soluzione, ma è troppo drastica e non giova alle donne perché si ridurrebbe troppo l’introito di calcio.

- Uno dei rimedi più efficaci è l’assunzione di lattasi “sintetiche” contemporaneamente all’ingestione di latte e derivati. Si tratta del Ti-lattasi e della beta-galattosidasi che derivano da un lievito Kluyveromyces lactis, messo in commercio recentemente.

- Bere latte delattosato, cioè a cui è stato privato il lattosio, che conserva i principi nutrizionali del latte stesso. E' più digeribile.

Cosa si può mangiare? I formaggi stagionati, perché hanno un basso contenuto di lattosio e anche lo yogurt: i fermenti lattici hanno già degradato il lattosio.
Poiché la sintomatologia dipende dalle quantità assunte, se si beve poco latte non si incorre in fenomeni di intolleranza.
Ciò serve a scongiurare sia allarmismi che l’eliminazione totale di latte e derivati dalla dieta.

Come si effettua la diagnosi?
Quando compaiono i sintomi, se si sospetta un’intolleranza al lattosio si fa l’esame H2 Breath test lattosio, cioè un test a respiro, dopo aver escluso altre patologie che determinano il deficit secondario.
In alcuni centri diagnostici, c’è anche la possibilità di verificare che il paziente migliora con l’assunzione di lattasi sintetiche.

(Con la consulenza dell’Istituto di Medicina Interna dell’Università di Medicina di Bari, Cit. Beneficial Effects of orale tilactase on patients with hypolactasia, European Journal Of Clinical Investigation)
http://www.donnamoderna.com

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