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sabato 26 novembre 2011

Il 26 novembre si celebra la Giornata Nazionale Della malattia di Parkinson.

In Italia la malattia di Parkinson si stima interessi circa 150mila soggetti; altri 50mila sono i pazienti con un parkinsonismo. Sebbene nella maggior parte dei casi la malattia si manifesta attorno ai 60 anni d’età, in circa il 10 percento delle persone i sintomi compaiono prima dei 40 anni.
Su questi preoccupanti dati, prende il via la Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson che si celebra sabato 26 novembre in tutta Italia.

L’evento, promosso da LIMPE (Lega Italiana per la lotta contro la Malattia di Parkinson, le Sindromi Extrapiramidali e le Demenze) e da DISMOV-SIN (Associazione Italiana Disordini del Movimento e Malattia di Parkinson) da anni impegnate sulla patologia, ha come obiettivo far comprendere come l’arma vincente sia ancora una volta la ricerca, e come diagnosi precoce e cure siano il punto di partenza per rallentarne l’evoluzione.
La prima battaglia da combattere dunque è la scarsa informazione e, al tempo, sensibilizzare sull’importanza della diagnosi precoce, sui progressi della Ricerca, ma anche sulla qualità di vita dei pazienti.
La Giornata, infine, vuole anche essere un aiuto per i pazienti e i loro familiari che devono vivere il quotidiano, sapendo di poter contare sui migliori specialisti.

Durante la Giornata, molte strutture sanitarie della Penisola saranno aperte per offrire informazioni sulla Malattia di Parkinson. Per conoscere le strutture aperte e le iniziative organizzate si può visitare il sito www.giornataparkinson.it o chiamare il Numero Verde 800 14 96 26. Si può anche sostenere la ricerca con una donazione tramite carta di credito o IBAN: IT29D0100503288000000000649.

Il messaggio della Giornata è sintetizzato dallo spot radio-televisivo cui ha prestato la propria voce Andrea Bocelli: «La malattia di Parkinson non deve cambiare l’armonia della tua vita: affrontala subito!». La Giornata rappresenta  un’opportunità per saperne di più. Un passo verso la diagnosi precoce, una cura migliore e una più serena gestione della vita.
«La qualità di vita dei pazienti è l’obiettivo principale per cui stiamo lottando –spiega il Prof. Ubaldo Bonuccelli, Presidente LIMPE – e grazie alla Ricerca oggi è possibile raggiungere questo obiettivo. In questo senso infatti abbiamo predisposto un importante Progetto di Ricerca che verrà sviluppato insieme a DISMOV-SIN, allo scopo di verificare l’efficacia di un protocollo riabilitativo sperimentale nella prevenzione delle cadute dei pazienti affetti da Malattia di Parkinson. Per sostenere questa ricerca sul piano economico, verrà avviata una raccolta fondi che include una serie di iniziative che realizzeremo per tutto il  corso del prossimo anno».
La qualità della vita non è legata alla singola medicina o alla visita presso uno specialista, ma a un approccio integrato che prevede terapie farmacologiche, ma anche sostegno psicologico al paziente e alle famiglie, attività riabilitative e ricreative.

Qual è l’obiettivo della Ricerca? «La Giornata ha il grande valore di sensibilizzare e informare su una patologia così delicata. Le cure attuali riducono i sintomi motori (non sempre riconoscibili) anche se non arrestano la malattia – sottolinea il professor Paolo Barone, Presidente DISMOV-SIN – Negli ultimi dieci anni sono stati fatti passi da gigante e oggi la malattia è tenuta sotto controllo molto meglio rispetto al passato. Da alcuni anni è stata intrapresa anche la strada della ricerca sulle cellule staminali che, introdotte nel cervello del paziente con Malattia di Parkinson, sono in grado di produrre dopamina e migliorare quindi i sintomi della malattia. Tuttavia, a volte, queste cellule producano più dopamina del dovuto, aumentando gli effetti collaterali. Ecco perché la ricerca sulle cellule staminali è ritornata in laboratorio e ora i ricercatori dovranno “educare” queste cellule a produrre dopamina al momento giusto e nella giusta quantità. Si prevede quindi – conclude Barone – che l’applicazione sul malato delle cellule staminali non potrà avvenire prima di cinque anni».

L’obiettivo di molti studi negli ultimi 20 anni è modificare il decorso della malattia – rallentandone l’evoluzione. Una delle nuove frontiere della medicina è lo sviluppo di farmaci che hanno lo stesso effetto neuroprotettivo di alcune sostanze esistenti in natura – come il tabacco o il caffè – che inibiscono gli enzimi che danneggiano i neuroni.
Sulla base di un’indagine presentata recentemente dal CENSIS, la terapia farmacologica dà grandissimi benefici nel controllo dei sintomi, specie nei primi anni, ma richiede continui aggiustamenti e ricalibrazioni perché da un lato la malattia progredisce e dall’altro gli effetti collaterali dei farmaci possono arrivare ad essere invalidanti quanto i sintomi della malattia stessa.http://www3.lastampa.it

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