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domenica 30 ottobre 2011

Un ictus ogni 6 secondi nel mondo

L'ictus cerebrale è una catastrofe, che però può essere prevenuta e curata. E' il messaggio centrale della VII Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale, che si celebra domani. L'iniziativa, organizzata da World Stroke Organization (Wso) e patrocinata dal ministero della Salute, propone un slogan: "One in six". "Ogni sei secondi - avvertono gli organizzatori - nel mondo una persona viene colpita da ictus, indipendentemente da età o sesso. E ancora, una persona su 6 viene colpita da ictus nell'arco della sua vita".
L'ictus è responsabile di più morti ogni anno rispetto ad Aids, tubercolosi e malaria messe insieme; costituisce la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza nei Paesi del G8, mentre in Italia è responsabile del 10-12% di tutti i decessi per anno, rappresentando la prima causa d'invalidità e la seconda di demenza con perdita dell'autosufficienza. Nel nostro Paese si verificano oltre 200mila casi di ictus ogni anno e ben 930mila persone ne portano le conseguenze. L'ictus non è soltanto una malattia dell'anziano (negli ultra-ottantacinquenni l'incidenza è fra il 20 ed il 35%): circa 10mila casi, ogni anno, riguardano soggetti con età inferiore ai 54 anni.

La Federazione Alice Italia Onlus (Associazione per la lotta all'ictus cerebrale), alla presenza del neurologo co-fondatore della Wso, Vladimir Hachinski, ha presentato oggi alla stampa la sua campagna di prevenzione. "Presso oltre 3000 farmacie, nelle principali città italiane, è possibile effettuare gratuitamente il controllo della pressione arteriosa e della fibrillazione atriale (anomalia del ritmo cardiaco che colpisce un ultra-cinquantacinquenne su 4), che causa circa 40.000 ictus l'anno nel nostro Paese". Come è emerso nel corso della conferenza stampa, "con una costante prevenzione e un'attenta diagnosi precoce, si possono evitare ben 3 ictus su 4". Alice Italia Onlus ha anche presentato i risultati dell'indagine sulla conoscenza dell'ictus e sui costi che gravano sui malati, realizzata in collaborazione con il Censis e l'Università degli Studi di Firenze all'interno del progetto "Promozione dell'assistenza all'Ictus Cerebrale in Italia", finanziato dal Ccm – Ministero della Salute.

"Il costo medio annuo che grava sulle famiglie, per ciascun paziente - escludendo quindi i costi a carico del Ssn (quantificati ad oggi in circa 3,5 miliardi di euro/anno) - è di circa 30.000 euro, per un totale di circa 14 miliardi di euro/anno. Una somma che rappresenta il 78,8% del totale, ed è riferibile alla riduzione di produttività dovuta alla perdita di lavoro dei pazienti (26,2%), nonché alla voce principale, legata all'assistenza prestata dai caregiver (52,6%): questa va intesa come mancata produttività da parte di chi ha perso il lavoro, o lo ha ridotto, in ragione delle ore di assistenza prestate in qualità di caregiver". Dall'indagine emerge dunque che il peso dell'assistenza ricade in maniera considerevole sulle famiglie, ma che esiste un peso più gravoso pagato dalla collettività: ciò rende sempre più urgente e strategica una revisione dell'offerta di servizi e prestazioni, soprattutto sotto il profilo socio-assistenziale.

"Nelle statistiche ufficiali, l'ictus figura come la prima causa di disabilità tra la popolazione adulta/anziana, ma solo il 10% del nostro campione gli attribuisce questo infausto primato – ha precisato Domenico Inzitari, professore in Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell'Università di Firenze e coordinatore dell'indagine – e il 37,9% dichiara di non avere cognizione delle dimensioni del fenomeno". La trombolisi, terapia molto efficace entro le prime 3-4 ore dalla comparsa dei sintomi, somministrata esclusivamente presso le 'Stroke Unit', rappresenta una misura terapeutica fondamentale, perché può ridurre in modo decisivo i danni dell'ictus ed in particolare la disabilità a lungo termine. "Ma solo il 26,2% del campione afferma di sapere cosa sia la trombolisi - aggiunge Inzitari - e soltanto il 15% dichiara di conoscere cosa sia una 'Stroke Unit', ignorando pure l'importanza di esservi ricoverato in tempi brevissimi".

Per quanto riguarda i costi sociali della malattia, "i dati hanno messo in luce che i caregiver (parenti prossimi che si occupano dei pazienti) convivono con i pazienti nel 66,2% dei casi, e comunque li vedono per 6,6 giorni a settimana, prestando mediamente loro 6,9 ore al giorno di assistenza diretta. Il 55,7% dei caregiver intervistati ha dichiarato di non avere più tempo libero, e nel 77,8% dei casi considerano molto peggiorata la qualità della loro vita a causa dell'onere assistenziale. Il 72,1% si sente stanco, e uno su quattro soffre di depressione". "La problematica dell'ictus merita di essere affrontata con più attenzione - ha affermato Paolo Binelli, presidente di Alice Italia Onlus - Nel nostro Paese non si fa prevenzione, e soltanto il 40% delle persone colpite da ictus arriva in ospedale entro le prime 3/4 ore. L'obiettivo delle nostre iniziative è proprio quello di far emergere informazioni chiare e approfondite su questa patologia, combattendo il fatalismo che la circonda".
http://www.adnkronos.com

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