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martedì 25 ottobre 2011

Quando si devono togliere tonsille e adenoidi

L’asportazione delle tonsille e delle adenoidi (chiamata in linguaggio tecnico adenotonsillectomia) è particolarmente consigliata nei bambini con la sindrome dell’apnea ostruttiva notturna (Osas), un disturbo della respirazione che si manifesta durante il sonno. Come si riconosce? I bambini che ne soffrono di solito russano, respirano con la bocca durante il sonno, possono avere delle pause nella respirazione e, durante il giorno, sono di solito assonnati e poco concentrati sulle attività quotidiane. Il medico curante può consigliare l’operazione per questi bambini se il disturbo è dovuto all’ingrossamento eccessivo delle tonsille e delle adenoidi, che arrivano a ostruire le vie aeree superiori. Questa condizione è definita ipertrofia adenotonsillare.
Oltre alla condizione appena citata vediamo quali sono gi altri casi in cui è necessario sottoporsi all’intervento. Di solito la tonsillite ricorrente, cioè quella che si presenta diverse volte nel corso dell’anno, migliora, come numero di episodi, con il passare del tempo.

È quindi utile togliere le tonsille solo in casi particolari:

  1. se gli episodi di tonsillite si ripetono cinque o più volte all’anno e impediscono le attività quotidiane: i bambini si assentano spesso da scuola e gli adulti dal lavoro
  2. se perdurano da almeno un anno. Anche in questo caso, comunque, il medico dovrebbe decidere se fare l’intervento solo dopo altri sei mesi di osservazione.
Lo specialista può, però, consigliare l’intervento se ci sono altri disturbi associati alla tonsillite. Quali? Per esempio un ascesso peritonsillare (cioè un deposito di pus a contatto con la tonsilla) che tende a riformarsi nonostante i farmaci o le altre terapie seguite. In tutti gli altri casi, meno gravi, è sufficiente prendere gli antibiotici secondo le indicazioni del medico.

Nel caso in cui il bambino soffra di otiti ricorrenti l’intervento previsto è la rimozione delle sole adenoidi (chiamato adenoidectomia), da fare però soltanto in casi particolari. Dobbiamo prima di tutto distinguere le due forme di otite che si presentano più spesso nei bambini: l’otite media acuta ricorrente e quella cronica secretiva. Nel primo caso, oltre all’orecchio infiammato il bimbo di solito ha febbre, dolore e malessere generale e l’otite si ripresenta piuttosto spesso (almeno tre volte in sei mesi o più di quattro volte in un anno). In questo caso le adenoidi vanno tolte solo se sono ingrossate, tendono a infiammarsi spesso e l’infiammazione non passa con le normali terapie mediche.
Nell’otite media cronica secretiva, invece, nell’orecchio infiammato si deposita un fluido tipo siero o muco. Il bambino non ha febbre o dolore ma ci sente meno. In questo caso è opportuno togliere le adenoidi solo se sono eccessivamente ingrossate e impediscono la normale ventilazione dell’orecchio. A decidere se fare o meno l’intervento saranno il pediatra e l’otorinolaringoiatra. In questo caso i bambini devono essere ricoverati in ospedali con spazi adatti alle loro esigenze. I bambini al di sotto dei tre anni devono essere ricoverati in ospedali che abbiano al loro interno un’unità di terapia intensiva, per poter intervenire tempestivamente in caso di problemi.
Il pediatra e il medico di famiglia hanno un ruolo importante nel percorso che porta all’intervento e nella fase successiva di ripresa delle normali attività. Infatti sono questi medici che raccolgono dai pazienti le informazioni sulla frequenza e sulla gravità dei sintomi che possono essere legati a una malattia delle tonsille e dovrebbero collaborare con l’otorinolaringoiatra per garantire l’assistenza dopo la dimissione dall’ospedale.
http://staibene.libero.it

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