Follow by Email

domenica 30 ottobre 2011

L'artite reumatoide, una malattia invalidante

Colpisce quasi il 2% della popolazione e le vittime più frequenti sono le donne, per lo più ancora giovani, considerato che il 75% delle pazienti si trova nella fascia d’età fra i 35 e i 50 anni. Si tratta dell’artite reumatoide, una patologia che insieme alle altre malattie reumatiche autoimmuni può diventare fortemente invalidante. Chi ne soffre spesso vive una situazione di grande disagio paragonabile a un handicap. E come ricordato durante le numerose iniziative che si sono svolte in occasione della giornata mondiale delle malattie reumatiche, curare questo tipo di artrite significa restituire alle persone, oltre alla salute, anche la possibilità di avere un’esistenza normale dal punto di vista degli aspetti relazionali.

Anche per questo da tempo si cerca un approccio terapeutico basato sulla multidisciplinarietà, dove le cure farmacologiche sono affiancate da quelle riabilitative. Ma ciò non basta: da sempre più si sa e meglio si interviene. E proprio in questa direzione va il progetto Real Life a cui ha lavorato e di cui è stato promotore il professor Giovanni Lapadula, direttore dell’unità operativa di reumatologia del Policlinico dell’Università di Bari.

Professor Lapadula, prima di tutto cos’è l’artitre reumatoide?
"È una malattia infiammatoria cronica che, fra i molti altri sintomi, provoca gonfiore, deformità articolari, prevalentemente alle mani, con conseguente ipotrofia muscolare oppure problemi ai tendini. L’infiammazione arriva a interessare tutti i tessuti che circondano l’articolazione. Ma non solo: può colpire l’intero organismo fra cui occhi, polmoni, cuore e reni. Per questo viene detta anche sistemica".

E cos’è il progetto Real Life?
"È un registro europeo che consentirà ai medici di condividere e analizzare i dati provenienti dalle cartelle cliniche di migliaia di pazienti affetti da malattie reumatiche autoimmuni come l’artrite, che solo in Italia colpiscono oltre 500mila persone, di cui le donne sono tre volte più degli uomini. Cerchiamo un approccio terapeutico basato sulla condivisione della pratica clinica. Oltre che di grandi numeri, possiamo disporre di valutazioni prolungate nel tempo, con migliaia di pazienti per registro seguiti a volte per oltre dieci anni".

Spieghi meglio i vantaggi.
"Per esempio, molto spesso insieme all’artrite reumatoide ci troviamo di fronte ad almeno un’altra patologia associata. E mentre curiamo la prima non possiamo sottovalutare la seconda. Confrontare i dati aiuta molto. Infatti, abbiamo scoperto che intervenendo su un’artrite si possono scatenare crisi ipertensive che erano latenti. Oppure abbiamo verificato l’aumento del fattore di rischio per l’arterosclerosi accelerata. Insomma, seguendo nel tempo le casistiche si possono studiare eventi avversi, come alcune manifestazioni neurologiche, causati dalle nostre manovre terapeutiche".

Quindi avete già alcuni riscontri dallo studio di questo registro europeo.
"Sì, alcuni risultati importanti arrivano anche per i farmaci biologici, di cui abbiamo verificato sicurezza e tollerabilità nell’arco di dieci anni".

Ciò significa che grazie al Real Life riuscirete a curare i pazienti in maniera più mirata e personalizzata?
"È quello che vogliamo ottenere. Dobbiamo pensare che a volte ci troviamo di fronte a pazienti con infezioni gravi come le epatiti, oppure con rischio cardiovascolare. Oppure, disporre di una terapia su misura e quindi sempre più efficace, può voler dire trattare nella maniera più adeguata le pazienti giovani, che magari desiderano pianificare una gravidanza".

Qual è l’origine di questa malattia?
"Non lo sappiamo di preciso. È una patologia multifattoriale e probabilmente ha una predisposizione genetica. Sappiamo però che le donne sono più colpite e che il fumo è un fattore di rischio".

di Olga Mugnaini
http://qn.quotidiano.net/

Nessun commento:

Posta un commento