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giovedì 13 ottobre 2011

Come evitare la formazione di Calcoli

A VOLTE è un’ecografia a svelare la sgradita sorpresa, un granello che sonnecchia minaccioso tra le pieghe della pelvi renale. Altre volte è un’improvvisa fitta al fianco ad annunciare teatralmente, nel cuore della notte, l’apertura di una stagione di spasimi lancinanti. Comunque vada, la nefrolitiasi, come la chiamano gli addetti ai lavori, è poco piacevole e diffusa alle diverse latitudini. Ogni giorno però si aggiunge un tassello al mosaico delle nostre conoscenze al riguardo. L’ultimo viene da una ricerca che ha coinvolto i centri universitari di Padova, Torino e Potenza. Ed è una geologa, Gina Giannossi, dottore di ricerca all’università della Basilicata, ad aver investigato, come in un telefilm poliziesco della serie Csi, la natura di questi scomodi ospiti delle vie urinarie.
«ABBIAMO RILETTO gli studi epidemiologici — spiega la Giannossi — e scoperto popolazioni in cui c’è prevalenza di calcoli di acido urico, probabilmente per fattori ambientali. Di solito si consigliano acque leggere, ma per questo tipo di calcoli, considerato l’approvvigionamento idrico, come geologo vedrei bene il ricorso ad acque lievemente più dure, con bicarbonati, per ottenere la dissoluzione di acido urico senza trattamenti farmacologici o con onde d’urto». La distribuzione geografica della litiasi, e la diversa composizione dei calcoli renali, risulta insomma legata non solo alla costituzione fisica individuale, ma anche a fattori come il clima e l’acqua potabile, che alimentano, indirettamente, la crescita dei calcoli. Le ricerche sono state fatte di concerto con il professor Bruno Baggio di Padova, Francesco Abate dell’ospedale S. Carlo di Potenza, e Martino Marangella del Mauriziano di Torino. Rispetto alla classificazione in letteratura, i ricercatori hanno descritto una nuova tipologia di calcolo misto, ossalato di calcio stratificato con fosfato. E sul sito della Sin, la Società italiana di Nefrologia, è apparso l’annuncio di questi risultati, in parallelo con le notizie sul recente congresso di Genova. «Fondamentale la prevenzione della calcolosi — spiega Francesco Pizzarelli, segretario nazionale della Società italiana di Nefrologia e primario all’ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze — raccomandiamo di bere abbondantemente nel corso della giornata, non abusare di carni e latticini, adottare la dieta mediterranea privilegiando verdure, pesce e legumi, evitando i cibi ricchi di calcio e ossalato».
«PER QUANTO RIGUARDA le indicazioni dietetiche, queste vanno correlate alla natura dei calcoli — aggiunge Mauro Ucci, nefrologo e medico pratico fiorentino — nel tempo certi regimi hanno perso parte della loro importanza, considerando che l’80% dei calcoli viene rimosso bene ambulatorialmente, con la litotrissia. Importante direi allora bere acque oligominerali e controllare i focolai infettivi». «Una delle caratteristiche salienti dei calcoli — afferma il professor Baggio, autore delle linee guida sulla nefrolotiasi — è la tendenza a riformarsi. Per questo, a parte il trattamento con le onde d’urto di competenza urologica, da venti anni e oltre portiamo avanti la cultura della prevenzione, che diventa di interesse prioritario del nefrologo. Una regola da tenere a mente è che, una volta scoperto il calcolo, è opportuno rivolgersi allo specialista per eseguire lo studio metabolico. I calcoli si possono formare per cause renali o extrarenali, anche in conseguenza di malattie endocrine, l’iperparatiroidismo ad esempio». Lo studio metabolico si completa con esami di primo livello, per riscontrare nelle urine concentrazioni di acido urico, calcio, ossalati e fosfati, tutti sali che formano i calcoli.
VISTA L’ELEVATA tendenza alla recidiva, la preoccupazione del medico, quando non è alle prese con l’urgenza della colica renale, è dunque rimuovere le cause che hanno determinato la calcolosi. Ad esempio limitando drasticamente cioccolato e caffè. E ricorrendo agli inibitori della cristallizzazione, in particolare i citrati, sostanze contenute anche nel succo di limone. «Ma bevendo acqua si diluisce anche il citrato, e non è sempre detto sia tutta colpa del calcio — spiega il professor Baggio — a volte i pazienti che fanno calcoli hanno urine deficitarie, non sovrasature». Il consiglio avveduto è allora non la quantità assoluta, ma il traguardo. «Io consiglio di bere fino a urinare due litri al giorno. Tenendo presente che ridurre l’apporto di calcio può indurre osteoporosi e aumentare l’assorbimento di ossalato». Quindi evitiamo le soluzioni fai da te, e manteniamo un contatto frequente con lo specialista: non c’è un caso uguale all’altro.
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