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giovedì 29 settembre 2011

Un vaccino spagnolo preventivo contro l'Aids funziona

Un vaccino preventivo contro l'Aids, in grado di immunizzare chi lo assume dal virus Hiv, non e' piu' una chimera. Un team di scienziati spagnoli del Consiglio Superiore della Ricerca Scientifica (Csic) insieme al Gregorio Maranon Hospital di Madrid e l'Hospital Clinic di Barcellona ha messo a punto un vaccino che, stando agli incoraggianti risultati dello studio di fase 1, si e' rivelato in grado di sviluppare una risposta immunitaria nel 90% dei volontari, con l'85% che ha mantenuto questa risposta per almeno un anno. La scoperta e' stata pubblicata sul Journal of Virology. Il vaccino MVA-B, assicura il ricercatore Mariano Esteban, capo del centro ricerca del CSIC, "ha dimostrato di essere potente come nessun altro vaccino in fase di studio". Gia' nel 2008, in sede di sperimentazione animale, il farmaco aveva mostrato un'efficienza molto elevata nei topi e macachi contro il virus dell'immunodeficienza delle scimmie. Ora, grazie alla sua elevata risposta immunologica negli esseri umani, la sperimentazione clinica sara' condotta anche su volontari con infezione da HIV, per testare la sua efficienza come vaccino terapeutico. La storia di questo vaccino nasce nel 1999, quando il team di ricerca di Esteban inizia a lavorare nello sviluppo e gli studi preclinici per MVA-B, il cui nome deriva dalla sua composizione, basata sul virus Ankara modificato. Trenta volontari sani hanno partecipato allo studio clinico: 24 sono stati trattati con MVA-B, mentre gli altri 6 con un placebo.
  Tre dosi del vaccino sono state somministrate per via intramuscolare in tre settimane, e gli effetti sono stati valutati dopo 48 settimane. I linfociti T e B sono le cellule principali in questo esperimento, i "soldati" incaricati di rilevare le sostanze estranee nel corpo e inviare le coordinate per distruggerle. I test, 32 settimane dopo l'ultima inoculazione del vaccino, mostrano che la produzione di linfociti T CD4 + e CD8 + del gruppo di vaccinati e' del 38,5% e 69,2% rispettivamente, mentre rimane a 0% nel gruppo placebo.
  Ma non basta: per essere veramente efficace, un vaccino deve lasciare nell'organismo una "memoria" del nuovo virus da combattere, per far si' che i linfociti prodotti, come soldati veterani, continuino negli anni a combattere contro il loro personale nemico. Dopo un anno l'85% dei pazienti ha dimostrato proprio questo, cioe' la conservazione della risposta immunitaria. Il vaccino non e' in grado di sradicare il virus ma, spiega Esteban, "lo tiene sotto controllo, e rende il sistema immunitario pronto ad attaccare e disattivare l'infezione, distruggendo le cellule infette. Se questo cocktail genetico passera' alle Fasi II e III, in futuro l'HIV potrebbe essere paragonato al virus dell'herpes, non sarebbe piu' una malattia potenzialmente letale ma una piccola infezione cronica" .http://www.agi.it/

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