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mercoledì 21 settembre 2011

Pet Therapy per gli ammalati di Alzheimer

Terapie emozionali e 'psicosociali' migliorano la qualita' della vita dei malati di Alzheimer : rallentano la perdita delle competenze rimaste e stimolano stati emotivi positivi nell'ambito del contesto terapeutico della seduta. Lo rivela una ricerca svolta, in occasione della XVIII Giornata Mondiale dell'Alzheimer, dalla Fondazione Manuli-Onlus, in collaborazione con UniCredit Foundation.

Con terapie complementari si intendono quei trattamenti non farmacologici, tra cui la Danza Movimento Terapia, la Pet Therapy e l'Arte terapia, capaci di favorire una maggiore autonomia cognitivo-funzionale del paziente con Alzheimer e che possono affiancare, ma non sostituire, le terapie mediche convenzionali. Utilizzate gia' da tempo nel trattamento della sintomatologia di patologie croniche neurodegenerative, queste terapie si sono dimostrate particolarmente utili per migliorare la qualita' di vita di chi soffre di Alzheimer; per questo motivo, stanno suscitando grande interesse nella comunita' medica, nei caregiver e nell'opinione pubblica.

''Il nostro obiettivo e' quello di trovare gli strumenti migliori per alleviare la sofferenza dei malati evitando il loro isolamento e combattendo il senso di impotenza che colpisce sia i pazienti che le loro famiglie - ha dichiarato Cristina Manuli, Presidente della Fondazione Manuli Onlus - .

L'indagine rappresenta un piccolo traguardo, ma si inserisce in un contesto nuovo, in cui non esistono ulteriori studi. La novita' non sta tanto nella significativita' dei risultati, ma piuttosto nell'aver avviato uno studio che, ci auguriamo, possa essere ampliato al piu' presto, poiche' basato su presupposti in cui credono anche i neurologi''.

L'Alzheimer e' una patologia neurologica degenerativa che colpisce il cervello, conducendo progressivamente il malato a uno stato di totale dipendenza. Attualmente sono stimati 600.000 casi in Italia con un incremento di circa 80.000 nuovi malati ogni anno; purtroppo, non sono disponibili cure farmacologiche risolutive e l'assistenza grava per l'80% dei casi sulla famiglia, che rimane quindi il principale e continuativo sostegno per il malato.
http://www.asca.it/

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