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domenica 18 settembre 2011

Intolleranze alimentari: il latte

Le persone intolleranti al latte tendono ad essere un po' tonde e di pelle chiara, col grasso accumulato nella zona dell'addome (pancia). C'è catarro (raffreddore, otiti), pelle disturbata (acne, psoriasi) e l'intestino infiammato, troppo pigro (stipsi) o troppo attivo (colite). Il sintomo peggiore è la stanchezza profonda e invincibile dell'infiammazione cronica, che ruba energia a tutto l'organismo.
La situazione si complica quando una persona è ipersensibile anche al nichel, che oggi è presente quasi dappertutto (ma in genere fa poco danno, perché a contatto con la pelle viene poco assorbito). Tuttavia negli ultimi anni le reazioni negative al nichel sono aumentate, probabilmente a causa dell'enorme diffusione dei grassi industriali, in cui il nichel è presente come residuo. I “segni del nichel” sono piuttosto evidenti: sofferenza cutanea (dermatite atopica, il sintomo tipico del corpo che cerca di liberarsi delle sostanze nocive) e in particolare sulle mani pelle secca, crepata, con bollicine sulle dita (disidrosi); e poi cefalea, reflusso gastroesofageo - i segni, insomma, di un organismo che fatica a gestire il suo carico di tossine.
L'eccesso di sale si vede subito nell'ipertensione. Una persona che ha troppo sale in circolo trattiene troppa acqua, ha le caviglie gonfie, tende a trattenere le cose (i liquidi, ma anche le emozioni) e soprattutto respira male (asma). La sindrome premestruale è un buon esempio di un eccesso d'acqua temporaneo, e chi la prova sa che può perdere anche un chilo di liquidi da un giorno all'altro. 

Cosa significa “evitare il latte, il nichel e il sale”?

Evitare il latte significa evitare praticamente tutto il latte di origine animale (compreso quello di capra, di pecora, di lama, scremato, predigerito...) e i suoi derivati, come yogurt, siero, formaggi, burro, panna, gelati.. E siccome in moltissime preparazioni industriali il latte è presente in forma di componente, è necessario fare attenzione.
Evitare totalmente il nichel invece non è possibile. L'obiettivo di una buona dieta di controllo è ridurre l'apporto degli alimenti che ne contengono di più, con particolare attenzione ai grassi industriali (che lo contengono come residuo), agli alimenti in scatola, e alla rotazione dei cibi. È possibile anche integrare efficacemente la dieta con vaccini iposensibilizzanti a bassa dose, che consentono un contatto più agevole con alimenti e oggetti che contengono nichel.
Idem per il sale, l'obiettivo è controllarlo, leggendo bene le etichette e rendendosi conto che moltissimi alimenti pronti, anche quelli più insospettabili come i dolci, contengono dosi di sale che faremmo assolutamente bene a evitare. Un etto di prosciutto contiene 5 g di sale, d'accordo, ma quanti sanno che un etto di pane ne contiene 4 grammi?

Come si affronta la dieta del latte, del nichel e del sale?

Senza latte vuol dire davvero senza latte. Questo significa dare sempre una buona occhiata alle etichette dei cibi pronti, ed evitare anche i latticini nascosti come siero di latte, lattoalbumina, lattoglobulina, caseina, lattosio, proteine del latte (o di bovino, di capra, ecc.). Per fortuna il latte è facile da sostituire con i latti vegetali: di riso, di soia, di castagne... li trovate già pronti, anche in molti supermercati, o potete farveli in casa.
Con il nichel il problema chiave sono i grassi industriali (idrogenati e non), presenti in quasi tutti gli alimenti industriali. La via d'uscita è prepararsi da mangiare a casa utilizzando solo olio di oliva o di singolo seme a crudo. Meglio evitare anche i cibi in scatola (banda stagnata) e usare, invece, le confezioni in vetro.
Per il sale, soprattutto all'inizio, è bene partire con una sana dose di scetticismo nei confronti di qualsiasi cibo confezionato. Poi bisogna mettere in conto qualche giorno di adattamento, prima che il gusto si sintonizzi sui nuovi livelli di sapore. C'è chi dopo aver ridotto il sale per motivi di salute non lo ha più ripreso, perché il cibo è più buono
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