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giovedì 15 settembre 2011

Contro il diabete non più di 8 cucchiaini di zucchero al giorno

Al bando gli eccessi di dolci e di bevande zuccherate. Senza demonizzare lo zucchero, è tuttavia necessario che tutti, persone con diabete e non, si tengano sotto il limite consentito che, secondo gli esperti della Società italiana di diabetologia (Sid), è di 8 cucchiaini al giorno (circa 50 grammi per gli uomini, e 40 per le donne, ancor meno per i bambini). Superarlo mette a rischio, soprattutto a lungo termine, la salute, portando scompensi sui trigliceridi nel sangue e sull'insulino resistenza, le complicanze dunque del diabete che è fattore di rischio cardiovascolare perchè la glicemia alta, soprattutto dopo i pasti, fa male al cuore.
«Lo zucchero si trova nei carboidrati, nel pane bianco più che in quello integrale; sulla glicemia questi prodotti da forno hanno lo stesso impatto - precisa il presidente della Società italiana di diabetologia (Sid) Gabriele Riccardi - tuttavia dopo un anno si vede che l'integrale riduce il colesterolo, ottimizza il valore dei trigliceridi, può far ridurre il peso e migliora la sensibilità insulinica. I prodotti con farine raffinate no. Ma è piuttosto il consumo dei soft drink a far sballare più facilmente i conti sul fabbisogno giornaliero perchè bere una bibita zuccherata prima dei pasti dà un senso di sazietà- ha sottolineato Riccardi - pari allo zero, e pertanto non frena l'appetito. Una lattina del consueto formato da 330 ml contiene mediamente dai 27 ai 33 grammi di zucchero; se la si beve due volte a settimana è possibile a compensarla ma con due lattine al giorno si è fuori quota massima. Per i giovani italiani si stima un consumo medio di soft drink di 3 bevande a settimana, un giorno sì e un giorno no. Mentre i loro coetanei negli Usa, con un consumo medio di una lattina al giorno, hanno già le tipiche conseguenze dell'obesità infantile». 
Le nuove Linee guida - Riccardi è membro del team che rivedrà quelle europee entro l'anno prossimo - enfatizzano il messaggio di non eccedere con i zuccheri aggiunti, diversi da quelli presenti nel cibo naturalmente che, come il fruttosio, sono a lenta cessione nell'organismo. «A lungo termine il surplus di zuccheri aggiunti ha un effetto bomba» ha detto Riccardi nel precisare che «tuttavia questo discorso non vale le bibite light o zero. Queste - secondo studi preliminari su giovani - sembrerebbe tuttavia che possano riverberare la preferenza per il dolce. Come se inducessero i ragazzi a scegliere, ad esempio in aereo, sempre lo snack dolce». Per avere un quadro del proprio stato di salute, metabolico in particolare, Riccardi sottolinea il maggiore valore informativo delle misurazioni della glicemia postprandiale rispetto al consueto check a digiuno. Anche alla luce di una maxi studio, condotto su oltre 500 pazienti con diabete di tipo 2 seguiti per 14 anni dai ricercatori Sid dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino), secondo cui l'iperglicemia dopo i pasti «è un fattore altamente predittivo del rischio di eventi cardiovascolari e di mortalità, più importante della iperglicemia a digiuno». http://www.corriere.it/

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