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martedì 30 agosto 2011

Sindrome da rientro dopo le vacanze

Hanno seguito dalle spiagge e dai luoghi di villeggiatura le Borse ballerine, i titoli sulle montagne russe, gli annunci del Governo sui drammatici tagli in arrivo. Ora che per i vacanzieri italiani si avvicina il momento del rientro in città e sul posto di lavoro, tutta l'ansia accumulata leggendo i giornali sotto l'ombrellone e seguendo a distanza l'ultimo atto della crisi rischia di mettere a dura prova i nervi, aggravando lo stress da rientro.
La sindrome nota come 'post vacation blues' è dietro l'angolo, avvertono gli esperti. Colpisce, come sottolinea lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano, "ormai circa il 35% della popolazione, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni".


Più di un italiano su 3, dunque, rischia di soffrire il rientro a tal punto da 'somatizzarlo'. I sintomi? Senso di stordimento, calo di attenzione, digestione difficile, mal di testa e dolori muscolari. Ma anche ansia, abbassamento dell'umore, senso di vuoto, atteggiamento distaccato e irritabilità".


Si tratta di disagi legati alla cosiddetta sindrome d'adattamento che scaturisce ogni qualvolta avviene un cambiamento dello stile di vita, come succede in vacanza. Ma quest'anno c'è un ingrediente in più: "Il precipitare della crisi economica, le palpitazioni delle Borse e la paura del default complicheranno le cose - sottolinea Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell'università 'G. D'Annunzio' di Chieti - e i più vulnerabili sono sicuramente gli italiani che appartengono alle categorie sociali meno protette: lavoratori part-time e a progetto. Chi si trova messo ai margini del mercato del lavoro".


Al rientro i soggetti a rischio potranno andare incontro a due grandi categorie di disturbi: il disturbo distimico e quello dell'adattamento. "La prima categoria - spiega Di Giannantonio - è principalmente legata ad alterazioni della sfera somatica. Si tratta dunque di disturbi del sonno, disturbi di carattere endocrinologico, del sistema nervoso periferico (come difficoltà digestive o alterazione dei ritmi circadiani). Mentre invece l'area del disturbo dell'adattamento riguarda la sfera psichica-relazionale e comporta difficoltà e fatica nell'assunzione della responsabilità, difficoltà nella gestione dei rapporti lavorativi e intrafamiliari".


Ma il rientro 'a tinte fosche' può avere effetti diversi a seconda delle caratteristiche interiori degli italiani. Ci sono due opposte reazioni possibili: "Reazioni che corrispondono a due diverse tipologie di persone. Quelle indipendenti, creative e costruttive che torneranno fiduciose e padrone di sé e utilizzeranno lo schema crisi come un ulteriore stimolo alle loro doti creative. In altre parole reagiranno come un cavallo che riceve una sferzata, cercando di mettere a disposizione degli altri la parte migliore della propria personalità. L'altro profilo - continua lo psichiatra - è quello in cui rientrano le persone 'campo-dipendenti', passive, con grave mancanza di creatività, che sentono la crisi come uno stimolo depressogeno, demotivatore e portatore di sofferenza. Una situazione che aggraverà il loro disagio, generando ulteriore stress e fatica".


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