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giovedì 25 agosto 2011

La malattia di Crohn, la malattia dell'intestino

Colpisce la mucosa dell’intestino, i sintomi all’insorgere della malattia sono lievi e comuni ad altre patologie che rendono difficile la diagnosi.
La malattia (o morbo) di Crohn è una patologia infiammatoria cronica dell'intestino. Compare più comunemente tra i 15 e i 25 anni d'età senza predilezione di sesso. Colpisce più spesso la parte distale dell'ileo (l'ultimo tratto dell'intestino tenue) il colon (che fa parte dell'intestino crasso), anche se può localizzarsi in qualunque tratto gastrointestinale. Circa il 35% di tutti i casi di malattia di Crohn interessa solo l'ileo, circa il 45% l'ileo e il colon insieme e circa il 20% soltanto il colon. In alcuni casi è coinvolto l'intero intestino tenue e, più raramente, lo stomaco, il duodeno o l'esofago. Anche le manifestazioni perianali sono comuni e possono in alcuni casi precedere la comparsa dei sintomi intestinali. La malattia può determinare anche complicanze extra-intestinali.
I pazienti con malattia di Crohn presentano una sintomatologia molto varia in funzione dello stato di malattia, del decorso, delle localizzazione, del grado di infiammazione del segmento intestinale interessato e delle eventuali complicazioni intestinali ed extraintestinali.
Segni e sintomi includono:

diarrea cronica o più spesso notturna e dolori addominali
perdita di peso
febbre
sanguinamento rettale
anoressia e cachessia (un progressivo e rapido decadimento dell'organismo, n.d.r.)
gonfiore o dolore addominale
ragadi, fistole o ascessi perianali


Tutti questi sintomi riflettono il sottostante processo infiammatorio della malattia. Perdita di peso, deperimento, mancanza di appetito e astenia generale sono manifestazioni cliniche comuni della malattia di Crohn; molti pazienti possono tuttavia giungere al medico con un quadro di addome acuto che può simulare un'appendicite acuta.
Mentre la colite ulcerosa è facilmente diagnosticabile, data la sua associazione caratteristica con scariche diarroiche e muco-ematiche, la malattia di Crohn è di più complessa individuazione. Essa è infatti caratterizzata da una sintomatologia comune ad altre patologie. In ogni caso alcuni esami sono di grande aiuto allo specialista per formulare la corretta diagnosi.
La comparsa dei primi sintomi è così poco rilevante che il ritardo medio nella diagnosi è stimato in due anni. Poiché la malattia si aggrava attraverso spinte evolutive, è probabile che il ritardo sia ancora maggiore perché i primi segni sono talmente lievi che chi ne è colpito spesso tende a sottovalutarli. Inoltre l’assenza di specifici esami emato-chimici comporta spesso delle diagnosi di esclusione prima di giungere ad una corretta diagnosi di malattia di Crohn. La radiologia è sicuramente il mezzo più utile per scoprire se sono presenti lesioni e dove queste sono esattamente localizzate. Infatti nei tratti del tubo digerente interessati dalla patologia si perde la naturale contrattilità del viscere, che si trasforma in una sorta di “tubo” rigido e ristretto.

Gli esami diagnostici
L’esame radiografico con mezzo di contrasto consente di “colorare” l’intestino fino a renderlo perfettamente visibile alle radiografie e permette di giungere più facilmente alla diagnosi. Normalmente è necessario un clisma dell’intestino tenue. L’esame viene effettuato facendo arrivare un sottile tubicino attraverso lo stomaco fino al duodeno. Si immette quindi il mezzo di contrasto, quasi sempre bario, che quindi diffonde lungo le anse del tenue. L’effettuazione di radiografie in sequenza, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra, permette di seguire il mezzo di contrasto e quindi di identificare con sicurezza le zone in cui l’infiammazione è attiva ed ha determinato un restringimento del calibro intestinale.
Oltre a questi esami radiologici, tuttavia, nelle forme localizzate all’ultimo tratto intestinale viene effettuata anche una colonscopia di controllo, cioè un esame endoscopico che consente di valutare direttamente lo stato della mucosa permettendo il prelievo di frammenti tessutali da osservare al microscopio per “misurare” il grado di infiammazione. Necessari ai fini diagnostici, come spia d’infiammazione, anche la VES (velocità di eritrosedimentazione) e il conteggio dei globuli bianchi, come pure, per escludere la presenza di una colite infettiva o parassitaria, l’esecuzione di un esame parassitologico e colturale delle feci. Attualmente la TC spirale viene riservata ai casi più complessi, per visualizzare la presenza di fistole e ascessi, ma nei prossimi anni TC e RMN verranno probabilmente sempre più utilizzate a fini diagnostici. http://staibene.libero.it

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