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martedì 16 agosto 2011

Il mistero del raffreddore

Tracciato l'albero genealogico del rhinovirus, comparando tutti i ceppi conosciuti. La scoperta potrebbe portare alla prima cura efficace e mirata.

Naso che cola, gola infiammata, la testa che è un pallone. Col raffreddore abbiamo imparato a convivere ogni inverno, ma non a sconfiggerlo. Un noioso malanno di stagione che nella maggior parte dei casi si risolve nel giro di pochi giorni. Altre volte, invece, porta complicazioni serie come infezioni alle orecchie e ai polmoni, o asma, specialmente nei ragazzi.

E' uno dei disturbi più comuni, che non risparmia nessuno, eppure rimane uno dei più oscuri. Oggi, i ricercatori sono più vicini a risolverne il mistero: è stato ricostruito l'albero geneaologico del virus che lo causa, il rhinovirus, mettendo insieme le sequenze genomiche di tutti i ceppi conosciuti, confrontandole e rivelandone somiglianze e differenze. Un passo fondamentale per comprendere la malattia, la sua evoluzione e la sua struttura, e arrivare alla prima cura mirata ed efficace, invece che trattarne solamente i sintomi.

Gli scienziati della scuola di medicina dell'Università del Maryland a Baltimore insieme ai colleghi della University of Wisconsin-Madison e del J. Craig Venter Institute hanno identificato 99 ceppi di rhinovirus noti e hanno scoperto che ne esistono molti altri. Hanno anche osservato che i rhinovirus umani sono organizzati in 15 piccoli gruppi che derivano da antichi progenitori. Proprio questa scoperta spiega perché l'approccio terapeutico con un medicinale unico non è efficace, e allo stesso tempo apre la possibilità di "sviluppare diversi farmaci antivirali che abbiano come target specifiche regioni genetiche di determinati gruppi" spiega Stephen B. Liggett, professore di medicina e fisiologia della Scuola di medicina dell'Università del Maryland e direttore del Programma di genomica cardiopolmonare, uno degli autori dello studio pubblicato su Science, che presenta la ricerca. "La scelta di quale farmaco dare ad un paziente dipenderebbe quindi dalla composizione genetica dell'infezione da rhinovirus che lo ha colpito", aggiunge lo scienziato.

Del raffreddore si sapevano da anni diverse cose, ma mancava un quadro di insieme, che permettesse di mettere insieme i dati in prospettiva. E di capire quali sono i punti deboli del virus, per poterlo attaccare con successo. Il fatto di non essere ancora arrivati ad una cura efficace per il raffreddore comune, secondo Liggett, è dipeso dalla mancanza di informazioni complete sulla composizione genetica di tutti i ceppi virali coinvolti. In passato, diversi tentativi di approdare ad un farmaco specifico sono falliti perché il medicinale risultava efficace su alcune persone ma non su altre.

Ora Liggett e colleghi hanno completato la sequenza genomica di tutte le specie di rhinovirus note, oltre a quella di alcune recentemente scoperte. Hanno quindi creato un albero genealogico completo della famiglia dei rhinovirus comparando le sequenze e mettendone a confronto le diverse caratteristiche. Hanno tracciato nuovi rami dell'albero, oltre ai due maggiori noti, e dimostrato che anche virus fra loro distanti possono ricombinarsi e creare nuovi ceppi.

Questa ricombinazione, che prima non si credeva possibile per questo tipo di virus, potrebbe essere responsabile della rapida proliferazione di nuove varianti nella stagione invernale. Varianti molto numerose: sono state osservate almeno 800 mutazioni multiple nei campioni presi da pazienti col raffreddore, rispetto ai vecchi ceppi di riferimento del virus. Molte di queste mutazioni sono dovute a piccolissimi cambiamenti in alcune proteine, che le rendono resistenti agli anticorpi del sistema immunitario.

Oltre alla strada dei farmaci mirati sulla base della carta d'identità genetica del virus, i nuovi dati completi del genoma potrebbero riaprire anche l'ipotesi terapeutica del vaccino: "Ora in modo particolare, dal momento che siamo in grado di raccogliere campioni da pazienti multipli e sequenziare interi genomi, per vedere in che modo mutano e quanto queste mutazioni sono frequenti durante la stagione invernale", dice ancora Liggett.

Prima di questo studio, erano stati sequenziati solo i genomi di qualche decina di rhinovirus da quello che viene considerato un archivio di riferimento, una collezione di 99 diversi ceppi congelati, raccolti da pazienti diversi, in un arco temporale di oltre due decenni. A quelle già note, questa ricerca aggiunge 80 nuove sequenze genomiche complete dall''archivio', oltre a dieci altre recentemente acquisite. E l'analisi dei ricercatori suggerisce anche che c'è un punto specifico nella sequenza del rhinovirus particolarmente variabile, e che può influenzarne la virulenza del microbo, così come accade, nella sequenza corrispondente, per il poliovirus.

La ricomposizione del puzzle darà ora una grossa mano ai ricercatori per trovare una risposta a diversi quesiti: ad esempio "come mutano questi virus, passando da persona a persona; quali di questi sono associati all'asma e perché l'esposizione al rhinovirus da piccoli possa causare l'asma da adulti", conclude Liggett.

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